sentimento e prestazione

Io sono la persona meno indicata a parlare di prestazione. Però sono sempre dietro a misurare, in lotta tra numeri ed emozioni. Quanti metri hai fatto di dislivello? Quanti km hai corso? Quante vasche hai fatto? Ho una dipendenza conclamata da Cardiofrequenzimetro, ormai incurabile. Faccio attività sportiva quasi sempre per divertimento, essendo totalmente mancante di qualità sportive degne di nota ed essendo priva del gene della competitività. Eppure sempre devo misurare qualcosa: il tempo, la salita, i battiti ... forse misurerei anche i pensieri. Per fortuna i pensieri sfuggono, nascono e muoiono il tempo di una salita.
Io stessa domando raramente: ti sei divertito? Hai trascorso una bella giornata? Mi sforzo di domandarlo, ma ... non è naturale. Lo domanderei più volentieri solo dopo aver saputo il dislivello e i km percorsi!
Per esempio se incontrando un amico mi dicesse subito "L'altro giorno mega sciata: ho preso 34 impianti, 152 km di pista, per un totale di 12 grappe" (magari questo è un semplice conoscente più che un amico!)
Ecco sarei subito lieta di domandare "Ti sei divertito? Eri con amici?"
Curioso ... perchè nella vita di tutti i giorni non porto l'orologio. Non lo porto perché ovunque guardo posso intercettare l'ora: in auto, nei cartelli lungo le strade, sul telefono cellulare. Quando timbro per entrare e uscire dall'ufficio, quando impreco al computer sperando di liberarmi presto dalla mia scrivania. Circondata ovunque da orologi che scandiscono il tempo della "noia", del "traffico", del "risveglio mattutino" sono sempre in attesa del tempo libero. Ma nel momento di svago e di diletto, nell'unico momento della giornata dove potrei liberarmi dei numeri e del tempo ... TAC ... inizia una fobia da numero, un bisogno di quantificare.
Non posso farne a meno, devo sapere quanto è durato l'allenamento, quante calorie ho bruciato. E' un'informazione vitale! Quelli che mi dicono "Io corro a sensazioni". Li guardo esterrefatta! Non sono umani. Sensazioni? Quali sensazioni? Forse intendono dolore o fatica, perché la maggior parte delle cose che provo sono dolore e fatica, altro non sento al momento dello sforzo e queste due cose mi farebbero sospendere immediatamente qualsiasi attività fisica. Invece per fortuna c’è il mio cardio. Così quando penso di essere a un passo dalla morte per infarto, lui mi rassicura dicendo che non sono nemmeno nella fascia "bruciagrassi". Forse questi numeri mi servono per rassicurarmi ...
Non ho ancora capito bene a cosa mi servono questi numeri e soprattutto perché non mi bastano le sensazioni? Perché riesco a godere solo DOPO, a casa, del sole, dell'aria o delle montagna?
Nella montagna e in generale nello sport tutti cercano le sensazioni. La propria realizzazione, lo stare bene, sentirsi appagati. Però di pari passo, subito prima o subito dopo, (a volte anche a braccetto) c’è anche il desiderio della prestazione. Grande o piccola che sia, secondo me ronza intorno e non si allontano di tanto.
Quando mi lascio trascinare alle serate di noti alpinisti e scalatori è tutto un parlare di gioia, soddisfazione, divertimento. La definizione di "Spedizione" di Nones? Ferie con amici, per divertirsi, per vedere posti nuovi e per staccare dai ritmi incalzanti della vita quotidiana. Ma il club Med ha aperto villaggi anche in Himalaya? Mi inchino di fronte a questi signori che alla domanda "Che allenamento segui prima di un 8000?" rispondono blandamente "niente di particolare". Ma il pubblico non è soddisfatto della risposta, altri cardio-dipendenti si agitano sulle poltroncine della sala e incalzano, vogliono sapere, quantificare!
Ma trovano un muro "sì, mi alleno, faccio qualche gita di scialpinismo ... corro ... niente di particolare". Tutti a casa con le pive nel sacco se speravano di sentir snocciolare tabelle, dislivello o altro. A me piace il vino, ma questa non so se me la bevo! Forse dovrei seriamente prendere in considerazione l'ipotesi di disintossicarmi dal Cardio. :-(

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