Piangere o resistere?
Per ora piangere, finché le lacrime non finiscono, cavolo finiranno prima o poi! Dovrei cercare pensieri nuovi ma non mi vengono. Romeo è alla deriva, voglio mollarlo e non ho il coraggio. Non mi da niente, nulla, zero assoluto: non un conforto, non un sogno, non un desiderio, non una speranza di qualsiasi genere … niente di niente. Sterile radiocronaca dei suoi “successi” sportivi offuscati solo dalla casuale presenza della famiglia. Ma davvero m’importa tanto di questo essere? Ma l’amore non dovrebbe essere che ti da sollievo, piacere? No perché la tre giorni senza telefono mi ha davvero dato un senso di “liberazione”.
Parliamone: dimenticare a casa l’alimentatore del telefono e restare sconnessa per 3 gg è stato piacevole! Mi sono sentita come dice l’insegnante yoga “stai con quello che c’è”. Ovvero la piccola, il sole, il vento, le cose semplici da fare nella giornata. Non c’erano messaggi da controllare (e mi sono resa conto di quanto tempo perso o almeno “inquinato” mi scivola tra le mani a leggere e massaggiare cose prive di vero valore) e ancora meglio non c’erano messaggi da invidiare, foto su cui sbavare, luoghi in cui desiderare di essere. Semplicemente io ero lì, facevo quelle cose, ignorando il mondo e cercando di godermi quello che avevo. Non mi è mancato per niente il telefono, eppure averlo, mi ricaccia immediatamente nel Social-burrone grazie al quale mi sento sola e fallita. Avessi le palle chiuderei Pair. E’ l’unica vera cosa che vorrei eliminare dal telefono, ma lì ci sono 3 anni di amore, di vita, della mia vita. Certo gli ultimi movimenti sono 15 foto mie, 2 sue, altre 30 mie, 2 sue. Non siamo in equilibrio e vorrei trovare le parole per dirlo, ma perché?? Perché le devo trovare io le parole quando lui è un continuo silenzio … o peggio … la telecronaca. Anche ora, non risponde, non dice nulla e resterà muto fino alle 17 e 1 minuti dove mi chiederà “posso chiamarti?”. E’ ora di finirla, devo liberarmi di queste telefonate di routine. Glielo dico, gli dico semplicemente “non è obbligatorio sentirci tutti i giorni o almeno, aspetta di desiderarlo, di volerlo davvero, non perché devi o perché pensi che io ci possa restare male. Io ci resto male se l’amore finisce e nessuno me lo dice chiaro, con PAROLE, non con silenzi! Ecco questo sì, ci resto parecchio male, il silenzio non lo sopporto…
Poi sono così adolescenziale negli entusiasmi. Prendi la chat, il luogo dove tutto ha preso inizio come sempre: secoli che non la usa. Io qualche volta mando un cuoricino, un saluto, solo per ricordarmi da dove sono partita, per ricordarmi quanto mi sono innamorata parola, dopo parola. No, un cazzo … uomini … valli a capire. Una fiamma che brucia svelta e lascia cenere! Mi basterebbe qualche parola carina, gentile, ogni tanto. Un gesto minimo, che mi faccia infiammare, che mi faccia sentire la tua vicinanza … niente, il N-U-L-L-A. Devo dirglielo stasera, non lo sento vicino, probabilmente non mi vuole stare vicino e va benissimo, io capisco, capisco tutto. Tutto quello che mi viene detto. Quello che devo immaginare lo capisco meno e lo posso facilmente interpretare come mi pare. Ok, quindi stasera annuncio no telefonate obbligatorie, no gelo siderale. Pochi gesti ma sentiti, gesti che scaldano. Forse sono io la prima che non ho nulla da scaldare, che non più da dare … forse è così, lo accetto, se richiesto mi faccio da parte (tempo 6 mesi e lo trovi girare con una gallina giovane, più brava e sveglia, che gli fa mandare a fanculo the family, scommetto!).
Ma si dai ho sbagliato, mi prendo la colpa, troppa assiduità, troppe richieste. Ma si certo, non ama stare al telefono con nessuno, perché dovrebbe piacere con me? E’ stato bello finché è durato. Basta, è il passato, roba da archiviare o almeno iniziare la sedimentazione. E’ stato splendido, divino, un sogno, il vero sogno, se ripenso a tutte le cose fatte. Ecco il co.co.co è scaduto, finito, non è più possibile rinnovarlo. Oddio se penso a tutte le cose fatte insieme … oddio che dolore, che fitta al cuore, che senso enorme di vuoto, smarrimento, vomito, lacrimeeeeeee. Ecco sì, non riesco a fermarle, anche se sono in ufficio e tutti mi vedono … io piango. E’ stato l’amore più bello che ho avuto. Il più “semplice”, il più appagante, il più condiviso. Devo chiuderlo!! Non devo ricordare quanto è stato bello. Finito. Un bel gioco, ma è durato poco. E siccome nella vita non brillo di fortuna, e uno così bello, semplice, condiviso, l’ho avuto,ecco … dubito di poterne avere un secondo nella vita. Posso chiudere le tube e le speranze. Ho dato. Grazie vita! Fanculo vita!!
Pensiamo alle cose serie, “serie”: sono nuovamente senza soldi. La mancanza di carta di credito mi mette seriamente in difficoltà. Tutto è contingentato: spesa, benzina, gpl. Sopravvivo dell’elemosina della coinqui che mi paga settimanalmente. Non posso fare progetti più in la di arrivare a alla fine della settimana e attendere speranzosa la mia paghetta. Tipo la settimana scorsa è arrivata dimezzata, perché la coinqui restava solo una notte: panico! Per fare il weekend ho rinunciato a una cena fuori. Ecco … così procedo. Ora attendo la paghetta e dovendo fare benzina, gpl, fototessere credo di aver già esaurito il budget della settimana. Weekend a casa.
Mi hanno rubato la bici, di nuovo, per la terza volta, di cui 2 volte negli ultimi due mesi. Di nuovo quella regalata dalla mia famiglia, chiusa e lasciata in cortile. Quello che mi rode non è il furto di per se, quel senso di ingiustizia, quella voglia di prendersela con tutti … quello che mi rode è la mia situazione economica, è il mio essere al “limite”, cioè la bici rubata non posso ricomprarla! Non subito e non so nemmeno quando! Questo mi rode veramente. Fino a qualche anno fa non avrei difficoltà, avrei aperto il portafoglio e via, bici nuova (o anche usata) a disposizione per riprendere la vita. Adesso no: che sia un furto o un danneggiamento (se penso alla macchina mi sento una donna MORTA!) non ho margine per sistemarlo subito e ripartire, devo incassare il colpo, rassegnarmi al fatto che starò senza quella cosa o con quella cosa rotta. Sono trite. Molto triste. No soldi, no amore, vediamo di non farci sfuggire anche gli amici.
Mi sento stanca. Me ne accorgo la sera, quando mi metto a letto, chiudo gli occhi e mi accorgo che non desidero niente, non sogno niente … a parte un po di soldi per sistemarmi: parto alta 500.000€, poi scendo a 300, infine mi ripeto che con 150€ sari già più che sistemata. Non sogno un abbraccio, un bacio, una mano che mi stringe. Non me lo posso permettere, perché fa troppo male. Temo che il futuro non mi riservi grandi sorprese in amore: troppe complicazioni, troppe ferite aperte, troppe cose da incastrare. Così la sera chiudo gli occhi e non desidero neanche più la montagna, non desidero nulla che possa procurarmi emozioni. Ecco desidero solo soldi, quelli non mi darebbe delusioni e non tradirebbero emozioni, sogni ,sentimenti. Ci compro un appartamento e fine della storia. Che brutto non avere più sogni.
Parliamone: dimenticare a casa l’alimentatore del telefono e restare sconnessa per 3 gg è stato piacevole! Mi sono sentita come dice l’insegnante yoga “stai con quello che c’è”. Ovvero la piccola, il sole, il vento, le cose semplici da fare nella giornata. Non c’erano messaggi da controllare (e mi sono resa conto di quanto tempo perso o almeno “inquinato” mi scivola tra le mani a leggere e massaggiare cose prive di vero valore) e ancora meglio non c’erano messaggi da invidiare, foto su cui sbavare, luoghi in cui desiderare di essere. Semplicemente io ero lì, facevo quelle cose, ignorando il mondo e cercando di godermi quello che avevo. Non mi è mancato per niente il telefono, eppure averlo, mi ricaccia immediatamente nel Social-burrone grazie al quale mi sento sola e fallita. Avessi le palle chiuderei Pair. E’ l’unica vera cosa che vorrei eliminare dal telefono, ma lì ci sono 3 anni di amore, di vita, della mia vita. Certo gli ultimi movimenti sono 15 foto mie, 2 sue, altre 30 mie, 2 sue. Non siamo in equilibrio e vorrei trovare le parole per dirlo, ma perché?? Perché le devo trovare io le parole quando lui è un continuo silenzio … o peggio … la telecronaca. Anche ora, non risponde, non dice nulla e resterà muto fino alle 17 e 1 minuti dove mi chiederà “posso chiamarti?”. E’ ora di finirla, devo liberarmi di queste telefonate di routine. Glielo dico, gli dico semplicemente “non è obbligatorio sentirci tutti i giorni o almeno, aspetta di desiderarlo, di volerlo davvero, non perché devi o perché pensi che io ci possa restare male. Io ci resto male se l’amore finisce e nessuno me lo dice chiaro, con PAROLE, non con silenzi! Ecco questo sì, ci resto parecchio male, il silenzio non lo sopporto…
Poi sono così adolescenziale negli entusiasmi. Prendi la chat, il luogo dove tutto ha preso inizio come sempre: secoli che non la usa. Io qualche volta mando un cuoricino, un saluto, solo per ricordarmi da dove sono partita, per ricordarmi quanto mi sono innamorata parola, dopo parola. No, un cazzo … uomini … valli a capire. Una fiamma che brucia svelta e lascia cenere! Mi basterebbe qualche parola carina, gentile, ogni tanto. Un gesto minimo, che mi faccia infiammare, che mi faccia sentire la tua vicinanza … niente, il N-U-L-L-A. Devo dirglielo stasera, non lo sento vicino, probabilmente non mi vuole stare vicino e va benissimo, io capisco, capisco tutto. Tutto quello che mi viene detto. Quello che devo immaginare lo capisco meno e lo posso facilmente interpretare come mi pare. Ok, quindi stasera annuncio no telefonate obbligatorie, no gelo siderale. Pochi gesti ma sentiti, gesti che scaldano. Forse sono io la prima che non ho nulla da scaldare, che non più da dare … forse è così, lo accetto, se richiesto mi faccio da parte (tempo 6 mesi e lo trovi girare con una gallina giovane, più brava e sveglia, che gli fa mandare a fanculo the family, scommetto!).
Ma si dai ho sbagliato, mi prendo la colpa, troppa assiduità, troppe richieste. Ma si certo, non ama stare al telefono con nessuno, perché dovrebbe piacere con me? E’ stato bello finché è durato. Basta, è il passato, roba da archiviare o almeno iniziare la sedimentazione. E’ stato splendido, divino, un sogno, il vero sogno, se ripenso a tutte le cose fatte. Ecco il co.co.co è scaduto, finito, non è più possibile rinnovarlo. Oddio se penso a tutte le cose fatte insieme … oddio che dolore, che fitta al cuore, che senso enorme di vuoto, smarrimento, vomito, lacrimeeeeeee. Ecco sì, non riesco a fermarle, anche se sono in ufficio e tutti mi vedono … io piango. E’ stato l’amore più bello che ho avuto. Il più “semplice”, il più appagante, il più condiviso. Devo chiuderlo!! Non devo ricordare quanto è stato bello. Finito. Un bel gioco, ma è durato poco. E siccome nella vita non brillo di fortuna, e uno così bello, semplice, condiviso, l’ho avuto,ecco … dubito di poterne avere un secondo nella vita. Posso chiudere le tube e le speranze. Ho dato. Grazie vita! Fanculo vita!!
Pensiamo alle cose serie, “serie”: sono nuovamente senza soldi. La mancanza di carta di credito mi mette seriamente in difficoltà. Tutto è contingentato: spesa, benzina, gpl. Sopravvivo dell’elemosina della coinqui che mi paga settimanalmente. Non posso fare progetti più in la di arrivare a alla fine della settimana e attendere speranzosa la mia paghetta. Tipo la settimana scorsa è arrivata dimezzata, perché la coinqui restava solo una notte: panico! Per fare il weekend ho rinunciato a una cena fuori. Ecco … così procedo. Ora attendo la paghetta e dovendo fare benzina, gpl, fototessere credo di aver già esaurito il budget della settimana. Weekend a casa.
Mi hanno rubato la bici, di nuovo, per la terza volta, di cui 2 volte negli ultimi due mesi. Di nuovo quella regalata dalla mia famiglia, chiusa e lasciata in cortile. Quello che mi rode non è il furto di per se, quel senso di ingiustizia, quella voglia di prendersela con tutti … quello che mi rode è la mia situazione economica, è il mio essere al “limite”, cioè la bici rubata non posso ricomprarla! Non subito e non so nemmeno quando! Questo mi rode veramente. Fino a qualche anno fa non avrei difficoltà, avrei aperto il portafoglio e via, bici nuova (o anche usata) a disposizione per riprendere la vita. Adesso no: che sia un furto o un danneggiamento (se penso alla macchina mi sento una donna MORTA!) non ho margine per sistemarlo subito e ripartire, devo incassare il colpo, rassegnarmi al fatto che starò senza quella cosa o con quella cosa rotta. Sono trite. Molto triste. No soldi, no amore, vediamo di non farci sfuggire anche gli amici.
Mi sento stanca. Me ne accorgo la sera, quando mi metto a letto, chiudo gli occhi e mi accorgo che non desidero niente, non sogno niente … a parte un po di soldi per sistemarmi: parto alta 500.000€, poi scendo a 300, infine mi ripeto che con 150€ sari già più che sistemata. Non sogno un abbraccio, un bacio, una mano che mi stringe. Non me lo posso permettere, perché fa troppo male. Temo che il futuro non mi riservi grandi sorprese in amore: troppe complicazioni, troppe ferite aperte, troppe cose da incastrare. Così la sera chiudo gli occhi e non desidero neanche più la montagna, non desidero nulla che possa procurarmi emozioni. Ecco desidero solo soldi, quelli non mi darebbe delusioni e non tradirebbero emozioni, sogni ,sentimenti. Ci compro un appartamento e fine della storia. Che brutto non avere più sogni.
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