Sentirsi abbastanza a casa

Eccoci pronti per affrontare una nuova e vuota settimana lavorativa, affettiva, etc.
Il girovita tira in tutto il suo splendore. Le mangiate del weekend casalingo si vedono tutte. Lo spettro della dietista la prossima settimana non mi spaventa, non ha nessuna influenza (negativa o positiva). Mangio e non penso. Che poi non mi pare neanche di mangiare così tanto, ma non mi muovo, ho superato i due mesi di inattività totale.
Stasera ho anche organizzato un simpatico aperi-cena dove tutti gli invitati hanno disdetto, quindi sarò sola con la mia bottiglia di prosecco, quella di aperol e una quantità abnorme di schifezze con cui sfondarmi. Certo domani o nei prossimi giorni è previsto l’arrivo del ciclo (e via di scuse …)
Ma veniamo al weekend: sono stata a casa mia, cioè in quella abitazione di cui, di fatto, sono proprietaria io. Non più la banca, ma quasi unicamente io (questione ancora di due anni ed è fatta!). Saranno stati 10 anni che non ci entravo, direi da quando più o meno ho iniziato a vagabondare tra nord e sud, fino al definitivo trasferimento nel nord. 10 anni e la trovo semplicemente … splendida! Avrò dei gusti anziani, ma nel mio essere anziano non cambio idea quindi confermo la stupenda cucina in bianco e rosso, lo stupendo bagno rosa e lampone, nonché la bella cameretta. Le parenti lasciate colorate stanno una meraviglia: verde chiaro sul lato salotto, giallo caldo sul lato cucina, blu in camera da letto. Semplice, ma bella, illuminata bene, tranquilla, con garage e posto auto, nonché un bel giardino davanti a casa dove hanno posizionato giochi per bambini, tavolino e sedie. Immaginavo la fagiana giocare in cortile con altri bambini del palazzo … immaginavo di accompagnarlo al parco giochi poco distante, dove le signore portano le torte l’ultimo giorno del mese per festeggiare il quartiere. Immaginavo di scendere in strada e salutare le altre mamme, con cui, giorno di parco dopo giorno di parco, ci si era conosciute. Mi immaginavo nel mio ruolo da bidella, con orario ridotto fino alle 15-16 di pomeriggio, le estati trascorse a casa con la cucciola, con lo stipendio da fame, ma tanto tempo libero, nessun affitto mortale e tanta voglia di stare bene con semplicità. Sogni …
Sabato sera esco, la vita, una festa all’aperto con concerto. Ora di inizio alle 22, con tutto il tempo per cenare, prepararsi, dare la buona notte alla cucciola e via. Con L in macchina le stesse difficoltà di socializzare a sud come a nord d’Italia: quarantenni spariti, risucchiati da “impegni” così incalzanti da renderli sequestrati alla vista degli amici. Impossibilità di organizzare, di trovare un accordo per tutti, per fare cose insieme. Ma il mal comune non mi da mezzo gaudio. Resto centrata su me stessa, ignoro anche la famiglia F che intravedo alla festa. Sono mesi che non si fanno sentire e ho ancora in sospeso, non digerita, quella storia del trasloco. Li ignoro, li vedo di sfuggita dopo che L me li fa notare. Soffoco la rabbia, il senso di ingiustizia, ma anche la voglia di far finta di niente, di “dimenticare”, di fare sempre e comunque l’amica. Non faccio l’amica se gli altri non sono veri amici! E’ ora di finirla. Starò da sola, cazzo, starò sola se stare con altri vuol dire stare a disposizione di altri, se vuol dire spendersi senza mai avere in cambio niente.
Devo riprendere in mano i miei pensieri zen. Rileggerli, farli miei, sorridere e stare con la schiena dritta. Sono stata bene a casa. Mi sono sentita abbastanza a casa. Almeno mi sono sentita con delle “opportunità” anche se ho passato la domenica in casa a mangiare e dormire, cosa che ODIO e non sopporto. Ma pur rassegnata a quella giornata, sono stata abbastanza bene.

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