Salviamo qualcuno
Nuova seduta, vecchi racconti. L'episodio di E in primis, seguito poi da M&C che prima scrivono un sms brutale per chiedere aiuto e poi, in mancanza di risposta, il giorno successivo fanno seguire un sms con "Tu stai bene?". Certo sto benissimo senza di te e ancora meglio senza i tuoi sms! Diciamo le cose come stanno: da non sentirsi per 6 mesi e non sentirsi per 8-9-10 non mi cambia niente.
Sorvoliamo, sono discorsi che ho già fatto. Quindi io cerco di restare sola e tranquilla, non dispero, rifiuto inviti che definirò a "empatia zero", ovvero con persone che non mi danno niente. Distinguere quella che è la presenza di persone, cioè il fatto di vedere persone, di fare cose, con quella che è amicizia. Posso riempirmi la vita di presenze, ma mi sentirò sempre e comunque sola.
I deboli e i patosensibili sono troppo inclini a scambiare la compagnia per amicizia, salvo poi avvertire una profonda solitudine interiore quando la superficialità del rapporto viene a galla.
Questo è esattamente il mio ritratto, quello che faccio io e la relativa delusione che si scatena ogni volta. Servono oggetti d'amore, oggetti da amare, senza scorciatoie o senza inganni. Badando bene a cosa voglio, solo se lavoro bene su di me, potrò stare bene. Come al solito prima devo stare bene da sola e non bisogna avere paura della solitudine. C'è una solitudine negativa, ma c'è anche quella positiva, fare le cose da soli non deve essere frustrante. Cercherò il mio oggetto d'amore.
Per tutta la seduta ha ascoltato pazientemente i miei racconti spesso ridicoli, surreali, ma tristemente veri (cazzo!!) per poi domandarmi: "Salviamo qualcuno? Ci sarà una persona nella sua cerchia di amicizie che considera normale, che si comporta in maniera coerente, qualcuno che va bene?". Scuotevo la testa mentre scorrevo a mente la lista dei miei amici o conoscenti o ex-amici. Scorrevo e depennavo: questo no, questo no, questo no. Poi ho penso, sì EE la salvo. Con lei parlo di tutto e mi sento sempre capita. La vedo poco, pochissimo, ma in lei c'è grande coerenza, attenzione alle parole, ai gesti. Adesso che ci penso vorrei conoscere di più il suo ragazzo, non ne parla mai ... EE la salvo, in toto. Amicizia nata per caso tra le panchine della pallavolo, semi sconosciuta in mezzo a 13 ragazze tutte molto indaffarate. Lei calma, poche parole. Finita la pallavolo ancora qualche ritrovo, poi il mio trasferimento e tutto si svolge tramite email. Messaggi periodici, racconti con parole scelte, tempi lenti che solamente la scrittura ti concede. E i tanti thè o aperitivi ogni volta che torno a casa. EE è così simile a me, eppure così diversa. Ma è normale, assolutamente normale!
In nomination è finita anche M. Ha sempre un qualcosa che mi infastidisce, che mi urta. Quel suo modo sempre positivo, sempre aperto al mondo, fiduciosa e instancabile. Potrei odiarla, ma in verità è solo che la ammiro, a volte la invidio e sicuramente la rispetto. Lei va dritto, non cerca scorciatoie. Se deve dirmi che sto sbagliando lo fa. A volte aspetta un giorno in cui son in buona, altre volte spara subito colpendomi e affondandomi. Però su di lei puoi contare ed è normale, fin banale.
Sorvoliamo, sono discorsi che ho già fatto. Quindi io cerco di restare sola e tranquilla, non dispero, rifiuto inviti che definirò a "empatia zero", ovvero con persone che non mi danno niente. Distinguere quella che è la presenza di persone, cioè il fatto di vedere persone, di fare cose, con quella che è amicizia. Posso riempirmi la vita di presenze, ma mi sentirò sempre e comunque sola.
I deboli e i patosensibili sono troppo inclini a scambiare la compagnia per amicizia, salvo poi avvertire una profonda solitudine interiore quando la superficialità del rapporto viene a galla.
Questo è esattamente il mio ritratto, quello che faccio io e la relativa delusione che si scatena ogni volta. Servono oggetti d'amore, oggetti da amare, senza scorciatoie o senza inganni. Badando bene a cosa voglio, solo se lavoro bene su di me, potrò stare bene. Come al solito prima devo stare bene da sola e non bisogna avere paura della solitudine. C'è una solitudine negativa, ma c'è anche quella positiva, fare le cose da soli non deve essere frustrante. Cercherò il mio oggetto d'amore.
Per tutta la seduta ha ascoltato pazientemente i miei racconti spesso ridicoli, surreali, ma tristemente veri (cazzo!!) per poi domandarmi: "Salviamo qualcuno? Ci sarà una persona nella sua cerchia di amicizie che considera normale, che si comporta in maniera coerente, qualcuno che va bene?". Scuotevo la testa mentre scorrevo a mente la lista dei miei amici o conoscenti o ex-amici. Scorrevo e depennavo: questo no, questo no, questo no. Poi ho penso, sì EE la salvo. Con lei parlo di tutto e mi sento sempre capita. La vedo poco, pochissimo, ma in lei c'è grande coerenza, attenzione alle parole, ai gesti. Adesso che ci penso vorrei conoscere di più il suo ragazzo, non ne parla mai ... EE la salvo, in toto. Amicizia nata per caso tra le panchine della pallavolo, semi sconosciuta in mezzo a 13 ragazze tutte molto indaffarate. Lei calma, poche parole. Finita la pallavolo ancora qualche ritrovo, poi il mio trasferimento e tutto si svolge tramite email. Messaggi periodici, racconti con parole scelte, tempi lenti che solamente la scrittura ti concede. E i tanti thè o aperitivi ogni volta che torno a casa. EE è così simile a me, eppure così diversa. Ma è normale, assolutamente normale!
In nomination è finita anche M. Ha sempre un qualcosa che mi infastidisce, che mi urta. Quel suo modo sempre positivo, sempre aperto al mondo, fiduciosa e instancabile. Potrei odiarla, ma in verità è solo che la ammiro, a volte la invidio e sicuramente la rispetto. Lei va dritto, non cerca scorciatoie. Se deve dirmi che sto sbagliando lo fa. A volte aspetta un giorno in cui son in buona, altre volte spara subito colpendomi e affondandomi. Però su di lei puoi contare ed è normale, fin banale.
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