Non mi riesce

Non mi riesce! Non mi riesce di essere felice o fiduciosa o speranzosa di qualcosa. Non mi riesce di sorridere, di abbandonarmi a pensieri leggeri e spensierati.
Non mi riesce di pensare che prima o poi avrò un uomo al 100% e non un co.co.co. Non mi riesce di sperare un futuro dove devo fare la spesa delle sole cose in offerta e dove devo valutare se invitare a cena qualcuno perché non ho i soldi per fare la spesa. Non mi riesce di immaginare un tempo dove il mio telefono suona e qualcuno mi cerca, mi invita, dove esco e non sono vestita come ModaMare2013, ma vestita bene, con una bella camicia e una bella scarpa.
No, non mi riesce proprio di sorridere di niente! Di un cazzo per la precisione. Avverto quella spiacevole sensazione di fine estate, in particolare, di fine scorribande e inizio di solitudine. Lentamente stanno abbandonando l’AA, ognuno per tornare alla propria vita, dove io non sono contemplata.
E’ sempre un cielo grigio che cerco di colorare, ma non ho più voglia di illudermi. Il mio cielo è grigio, e tale resterà. Non ho più forza per impegnarmi, non ho più spensieratezza per negare l’evidenza, non ho più speranze per credere che migliorerà.
Non ho neanche più quegli attacchi rabbiosi che mi sradicavano dal qui ed ora, per fuggire altrove. Non ho più soldi per scappare. E sono sinceramente stufa di scappare. Questo modo di muovermi sempre in maniera convulsa, impulsiva, non consente di razionalizzare niente! Solo sperpero e angoscie, gioie brucianti seguiti da sensi di colpa. Mi sento davvero una pazza, una pazza alla ricerca di non si sa cosa, incapace di troncare qualsiasi rapporto d’amicizia o d’amore che consideri inutile se non distruttivo e sofferente. Invece come una macchina stupida, come una procedura “uomo-scimmia” ripeto lo stesso schema, imprigionata in me stessa, clonando situazione dopo situazione, i miei errori.
Ed ecco prepotente la voglia di cibo, di chiudere le voci, il vuoto, i pensieri, soffocare il tutto con cibo, masticare come fosse una meditazione, come fosse il focalizzare l’attenzione su qualcosa che mi distolga dai miei pensieri. Altro che fissare una candela o ripetere frasi in sanscrito! Una bella brioche alla crema … e adesso ho il vomito mentre penso a cosa ingurgitare con avidità a pranzo. Una volta mi facevo schifo, adesso mi faccio pena. Adesso sono il fallimento di me stessa in tutto, su ogni lato. E magari fosse solo un problema sportivo o di dieta. No il problema grave è che tutta la mia vita è un fallimento, dall’amore, agli amici, al lavoro.
Pizza. Mi serve pizza.
La carta ha strisciato, la fame, l’ansia, la tristezza, sono placate. Persino il sole è uscito, forse incoraggiato da questa ondata di serenità improvvisa. Cronaca di un fallimento economico. Striscia che ti passa, striscio la mia cura contro la depressione. Un po’ cara, ma di sicuro effetto! Ed ora, sedata dalla piacevole prospettiva di una serata romantica, vedo il mondo con occhi sereni, sorrido e chiacchiero in pausa pranzo, offro un caffè, il viso si distende, la schiena di raddrizza.
Se dentro di me è uscito il sole, non va così dalla parte di Italia che deve ospitarmi stasera! Ca§§o un nubifragio in corso e quei meridionali non riusciranno a sistemare un bel niente per stasera … già mi vedo dirottata su un altro aeroporto, senza nessuna possibilità di muovermi, senza nessuna possibilità di disdire l’alloggio o di recuperare i soldi del viaggio. Ignoro i segnali che dall’inizio dell’anno mi dicono che deve cambiare strada, che non devo più bussare a quella porta. E io testarda, come sempre votata all’autodistruzione, all’autolesionismo protratto nei secoli del secoli. Ecco ora mi sento stanca. Ora non sono più depressa e non sono neanche “paga”. Ora sono stanca, sono come una che si sforza, che gratta il fondo del barile per inventarsi qualcosa e restare a galla ma affonda … Ora mi rendo conto che per l’ennesima volta ho sprecato energie e soldi per concludere nulla … pazienza!
Vediamo come andrà a finire.

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