Ferrata Castel Drena

Giornata speciale. Libera da impegni familiari, senza programmi precisi, mi sveglio alle 4 per recarmi in val Daone. All'imbocco della valle, intorno alle 6.00 di mattina, consumerò un dolce e appassionato incontro d'amore con Romeo elegantemente vestito da corsa per sfuggire al Controllo Centrale e alle Sentinelle. Lunghi e lenti baci accompagnati da dolci movimenti, renderanno questo incontro "speciale" senza nessun motivo apparente. Restiamo abbracciati fino alle 9.00 e lo riconsegno alle Autorità di competenza. Ho un buco di giornata fino al pomeriggio, fino a quando arriveranno i soci delle scorribande ferragostiane. Cosa faccio?
Per prima cosa mi fermo a una amata Coop che mi fa sempre più gioia del Despar o del Poli. Compro qualche bel panone di montagna a un prezzo ridicolo (tipo 3€ al kg, roba che a casa mia me lo scordo!) e un etto abbondante di speck tagliato sottile. Mi siedo sulla panca della chiesa del paese e mi faccio questa colazione bella ricca. Mi gusto lo speck e il pane e ignoro la stanchezza della sveglia coni l buio. Una volta mangiato scendo in zona Sarche.
Non ho programmi precisi, di sicuro non ho voglia di fare km, per questo scarto un'esplorazione più approfondita delle valli in zona. Vorrei dormire, questo è l'unico desiderio fino all'uscita del sole tra le nubi. Una volta uscito il sole non penso più a dormire e mentre percorro gli ultimi tornanti prima di Sarche mi viene in mente la ferrata al Castel Drena. Non ho informazioni, mi fermo in auto, cerco su internet la relazione, la leggo e decido che si fa!
Arrivo al parcheggio dove due galline si fanno sistemare imbrago, caschetto e kit da ferrata. Scendo decisa, non so perchè mi do un po di arie: penso di essere meglio di loro solo perchè non ho un uomo ad "imbragarmi" ma sono solo cazzate da gallina. In un secondo sono pronta, con imbrago, casco, rinvio d'emergenza, micro zaino con acqua e pile. Mi avvio sul sentiero e in pochi minuti giungo all'attacco della ferrata che è dentro un canyon.
Sento subito il fresco della roccia e parto lungo i pioli. Ho letto che il passaggio più duro è su questi pioli dove essendo molto esposti con il busto, occorre tenersi con le braccia. Mi faccio coraggio, sono sola, vagamente preoccupata come al solito, ma alè ... mi sporgo con il busto nel vuoto, mi tengo con le braccia, moschettono, una volta, due volte, tre volte e sono fuori ... provata più per la tensione psicologica che per la fatica fisica.
Proseguo in questa bella gola, al fresco, parlo da sola, penso cazzate, sogno, a volte mi scopro anche troppo distratta.
D'un tratto non individuo più bene il sentiero, c'e' solo un rigagnolo di acqua. La presenza di un paio di tedeschi più avanti mi fa capire che la strada è giusta anche se non c'e' niente di peggio che uno scarpone bagnato e un ponte sospeso da attraversare!! Mi faccio forza anche in questo caso, moschettono e un piede avanti all'altro lo supero accorgendomi solo dopo che potevo evitarlo con un comodo sentiero sottostante. Lezione imparata e il secondo ponte con il piffero che lo faccio!
Ultimo momento di indecisione: i pioli della scala sono in alto e sotto c'e' acqua o un grande masso. Non credo di poter allungare il passo così tanto dal sasso al piolo e sono rassegnata ad immergere l'intero scarpone nell'acqua del fiume. Sono lì che miro e rimiro il passaggio, che studio e provo. I tedeschi superati in precedenza mi hanno raggiunto e gli faccio cenno di andare avanti, così magari copio una mossa super segreta che mi eviti il bagno con i piedi. Purtroppo nessuna mossa segreta: salgono sul sasso e oppalà saltano sulla scala, quelle due pertiche di tedeschi con una gamba lunga due metri! Mi faccio di nuovo coraggio, in queste situazioni mi sento come una mucca che ha bisogno di una vigorosa pacca sul culo con un padrone buono ma deciso che mi sollecita con un "muovi!". Peccato nn ci sia nessuno a darmi una pacca sul sedere, mi dico da sola "muoviti", salgo sul sasso e via sulla scaletta perdendo qualche anno di vita. Sempre e comunque pippa inside.
Esco dalla ferrata con un sole caldo e la fronte sudata. Bevo a lungo alla fontana mentre cerco il sentiero per scendere. Sono felice, in pace con il mondo e soprattutto in pace con me stessa. Torno all'auto ed esploro il lago di Cavedine. Faccio un bagno nelle acque gelide sotto gli occhi increduli degli altri turisti. Mi sdraio nel prato verde, al cospetto del monte Casale, custode di una lunga e impegnativa ferrata che sogno da anni di fare. Magari con Romeo a darmi le pacca tipo vacca. Mi addormento rapidamente e quando la sveglia suona è ora di ripartire per un'altra avventura in un'altra valle.







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