Agosto quanto ti conosco

Eccoci all’ennesimo agosto. Periodo tranquillo, le città di svuotano, io lavoro e devo far passare il tempo. Queste condizioni sono terreno fertile per paranoie. Ma quest’anno mi controllo abbastanza bene. Siamo “già” al 7 agosto e sono abbastanza serena. La mia vita sociale ha avuto un numero sufficiente di uscite da non farmi sentire troppo sola. Le confessioni di M. semi ubriaca (in vino veritas) “Sei tra le migliori amiche che ho a Bolzano” mi ha rincuorato parecchio!
Ad agosto poi ci sono tante persone in giro, così capita come ieri sera di farsi un’oretta di viaggio al fresco e trascorrere una bella serata di vino e chiacchiere. Certo le mie conoscenze montane sono veramente scarse. Certo i posti che vorrei vedere, le ferrate da fare, le facili vie da tentare … certo tutto diventa a tratti “malinconico”. Tanta bellezza e non poterne godere. Però va così e con tanta pazienza migliorerà. Sperando di campare a sufficienza e di non dover solo e sempre lavorare. Sperando di non perdere l’entusiasmo e pregando di trovare buona compagnia. La compagnia!
Stasera andiamo dal Doc. Sono molto Scialla come direbbe un giovane. Non sono particolarmente depressa in questi giorni, potrebbe anche riuscirmi nel miracolo di non piangere, di esporre con parziale lucidità i “fatti”. Devo dire che dopo la discussione della scorsa settimana con M. ho messo una pietra sopra al tentativo di rincorrere cose e persone. Ripeto “ognuno sa di casa” nella ferma convinzione che prima o poi avrò una casa mia e che se sola devo restare .. sola resterò senza frignare a destra e manca. Ignorare alcune situazioni mi rende di fatto più leggera, più serena e per quell’effetto “a catena” che buono chiama buono, mentre schifo chiama schifo, non mi sono mancate buone occasioni di socialità. Resta il mio dubbio di essere comunque “normale” tra gente strana. Di questo parlerò al Doc. Chissà lui da che parte sta? Ci fosse la pillola alla Matrix per dimenticare tutto ne prenderei 10, per di menticare tutto, dal mio nome, al giorno del mio compleanno. Ah sì quello lo vorrei proprio cancellare dalla faccia della terra.
Ieri guardavo i voli per la Sardegna a Natale. Sognavo. Volo, auto, seggiolino per bambini e una casa, piccola, semplice, ma direttamente sul mare. Sarebbe un sogno. Fare colazione in terrazza al tiepido sole di dicembre. La cucciola che esce dal cancelletto e gioca in spiaggia, mentre io e Rommy ci teniamo la mano e la raggiungiamo per scavare con la paletta. Detesto il fatto che tutto questo sarebbe realmente possibile con Rommy. Ad oggi non ha mancato un “sogno”. Un esempio su tutti SFO: non uno screzio, non una divergenza. Semplicemente stando bene. Basta sognare … ti fai male….
Ieri sera mi sarei fermata a dormire sul passo. Era fresco, avevo messo il sacco a pelo in auto perché “non si sa mai”. Il cielo era stellato, sognavo di guidare con la sua mano appoggiata al cambio. Mi sarei fermata nel parcheggio sulla sinistra, dietro a quel campetto dove andavo con P, in inverno, a slittare. Sarei scesa per qualche bacio, per qualche boccata a pieni polmoni e qualche stella cadente per un paio di desideri che sono lì e aspettano la loro stella per essere pronunciati. 10, forse 15 minuti al massimo. Poi avrei aperto le portiere dietro, rimosso il seggiolino (rischiando una fulminea perdita di eros!) e avrei messo un cuoricino nella nostra immaginaria cartina. Invece stamattina al risveglio, la notizia che speravamo entrambi senza confidarcelo, è giunta a noi. Proprio oggi! Proprio adesso che eravamo vicini, che un paio di ore ci separavano. Proprio ora! Come a dire “no, ragazzi, dovete smettere”. Inutili i tentativi di lasciare il resto del gruppo al suo posto e rientrare sbrigate le pratiche burocratiche. Inutile. Si rientra tutti insieme, tutti di nuovo in auto per quel lungo viaggio, tutti fintamente “uniti” in quel gesto che per noi non ha significato. Così si allontana, quando il cuore mi si era fatto tanto leggero alla sola idea della vicinanza. Sono dispiaciuta per lui, più che per me, mentre lui si dice sollevato dal non dover trascorrere tutto quel tempo insieme. Mi spavento, lo vedo stanco, avvilito, logorato, in perenne speranza che qualcosa succeda ma incapace di innescare lui la scintilla che possa far esplodere tutto. Che come si sa le esplosioni sono improvvise, dolorose, lancinanti … ma poi si sta tutti meglio. Proprio tutti.

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