Il buono delle parole della psico

La psico mi ha scaricato. Di nuovo, l’ennesima volta, l'ennesimo psico.
Non mi ha proprio scaricato, però mi trova “guarita” e non serve più un incontro settimanale.
Anche io mi sento abbastanza “guarita” ma il solo fatto di pensarlo mi mette ansia, mi dico “Davvero??? Davvero non starò più così demmerda come questi mesi di lacrime e merda?!?!?”. Mi risponde con grande pazienza che il giardino delle rose non esiste. Non esiste un posto dove stare sempre bene, non è possibile. Per il buddismo poi il bene ha una sua valenza e importanza esattamente come il male. Siamo noi che spesso pensiamo che il male sia … male. Il male è parte di noi, bisogna solo coglierlo, assecondarlo. Non dare da mangiare ai tuoi draghi interiori! Niente devo, ma voglio. C’è del giudizio nelle tue parole, non giudicarti, non essere troppo dura “Devo fare, adesso questo, questo, bam, bam”.
Ci sono così tante parole, frasi, visualizzazioni che mi porto via in questo mese …
dice lei, che ho gli strumenti per riconoscere i miei stati emotivi e correggerli. Meglio ancora accettarli, cavalcarli, entrarci dentro ma uscirci anche, con i tempi e i modi che voglio. Entrare e uscire dalle emozioni, dal turbinio di pensiero.
La psico si è commossa. Una volta che sono io a non piangere, ZERO, neanche una goccia, mi si commuove lei, mentre le parlo, mentre mi dice “Guarda quante cose hai fatto, guarda che grandi passi, che grande donna che sei”. Ok … se lo dici tu!
Scherzo. Scherzo perché sto bene, perché sono stati mesi pieni. Pieni e pieni di cambiamenti, di voglia di fare, di svoltare. Niente anno fotocopia per il 2020.
Devo essere veramente molto grata a K per avermi dato questa possibilità di cambiamento. Non voglio sprecarla

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