Una bella palla tonda

Una bella palla tonda. Così mi sento. Sento le braccia accomodarsi sui morbidi fianchi senza che un solo spiraglio di vento vi passi in mezzo. Idem nelle gambe: nel mezzo dei due bei cosciotti (ormai più simili a due prosciutti crudi interi) non c’e’ posto per nulla. Camminando sfrego l’interno coscia.
Mangio. Più che mangiare a volte ho la sensazione di essere un bidone dell’immondizia che raccoglie qualsiasi forma di cibo passi in zona. Bella idea stamattina fermarsi a comprare un paio di brioches. A parte il costo esorbitante di 2,37€ (quasi 1€ e 20 a brioche!), a parte la quantità smodata di cioccolato che conteneva, cioè ne avevo proprio bisogno? Non bastava il ligio pacchetto di Pavesini?
Sono una discarica a bocca aperta, qualsia forma di cibo viene ingurgitato a cucchiaiate veloci. Devo riprendere in mano il libro di Deborah!! Devo riprovarci. La semplice tecnica della forchette mi era stata di aiuto, mangiavo lentamente, facevo pause e alla fine mangiavo meno. Adesso … adesso avverto il bisogno di mangiare fino ad esplodere, fino a quando la pancia mi tira completamente.
E veniamo al pranzo: parto soft, tranquilla, sana. Insalata, pomodori, tonno e un po’ di formaggio tipo yocca. Un pacchetto di cracker e sono appagata, visivamente, emotivamente e anche di pancia. Poi arriva una collega “non mi fai compagnia?” ok, mi fermo ancora 2 minuti, che poi saranno 5, poi 15 e lei che si prepara la piadina crudo e mozzarella e mi dici “Te ne ho fatta mezza” e io che dico “grazie tante” e riprendo a masticare. Cazzo cazzo cazzo! Mi spadello veloce la piadina mentre la panza tira già da morire. Arrivo in ufficio e quel micro avanza di brioche alla marmellata mi guarda. Cade nella solita, schifosa abitudine di pensare “fatto 30, facciamo 31” e rimandare il problema al prossimo pasto, al prossimo giorno e di questo passo alla prossima vita.
Io devo mangiare meno adesso, non al prossimo pasto , non domani, ADESSO. Ma non ce la posso fare, non so. La pancia mi tira e già penso che mi terrò a dieta dopo l’intervento. Comunque sono una gran donna, cioè sono proprio una Cam****ni, una signora d’altri tempi, una contadina fatta per sopravvivere nelle situazioni più dure ed estreme. Vabbè dai, ho un po’ esagerato, ma sono tosta. Nel mio stato non risento minimante di nulla, certo dormo bene, cosa insolita per me, però non una tragedia. Non importa se ieri sera non ho neanche raccolto i piatti dalla tavola! Non dico lavare i piatti, dico almeno raccoglierli da tavola e lasciarli nel lavandino di attesa di lavaggio. Eh no, non mi è riuscito. Alle 20.15 ero a letto e i piatti erano tutti al loro posto sulla tavola in-briciolata. La cucciola mi si acciambellava addosso scaldandomi come la tuta, la felpa e il piumone non erano capaci di fare. Era lei a coccolare me, ad accarezzarmi il viso e probabilmente io mi sono addormentata prima di lei. Così ho dormito tranquilla e felice fino alle 6.20 di stamattina, nuova sveglia adottata da settembre sulla base dei nuovi orari scolastici. Però a parte dormire non ho altro. Mangiare fa parte del passato, ho sempre mangiato tantissimo, non è una novità. Diciamo dai … sono una gran donna, sono in perfetta salute, basta sparare un colpo che io sono pronta, sono una macchina perfettamente funzionante. E se potessi la porterei anche avanti questa sfida, solo per vedere “quanto sono capace”, “quanto sono forte e resistente”. Mi sento un perfetto animale, quando vedo come reagisce magnificamente il mio corpo e capisco che siamo animali fatto per questo, non per vivere segregati in case e ufficio, passando la maggior parte del tempo in posizione seduta e nell’immobilismo muscolare. Sarebbe bello continuare per vedere se va di nuovo tutto liscio come la prima volta. Ma tutto questo non succederà. Tutto questo terminerà il 4 novembre. Senza se e senza ma.

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