cazzo
Oggi ho sforato tutti i budget parolacce dei prossimi 10 anni. La parola imperante da oggi alle 12.30, ora locale, è stata “Cazzo”.
Cazzo perché quelle due righe si sono colorate e io ero intimamente felice, molto felice. Cazzo perché non abbiamo 15 anni ma riusciamo egregiamente a metterci nei guai. Cazzo perché adesso a chi lo dico?? Pensa la faccia dei miei … o pensa la faccia delle ragazze … credo che la disapprovazione sarebbe generale, quindi non lo dico a nessuno. Che poi Rommy è sconosciuto ai più, quindi bisognerebbe fare un riassunto degli ultimi 2 anni e poi annunciare “Sono incita!”, giusto per non subire l’umiliazione di sentirsi dire “Ma di chi???”.
Cazzo sono incinta! Cazzo è bellissimo ma tragico, entusiasmante ma deprimente. E’ il miracolo della vita che si compie ma potrebbe far naufragare le nostre attuali vite. Quindi che cazzo è? Una cosa bella o brutta? Cazzo non lo so. So solo che rido, cazzo, rido anche se non faccio nessun sogno, nessun progetto.
Obiettivamente, Rommy a parte, io un altro figlio non lo voglio, non ci penso proprio. Mettiamo anche la situazione ideale, proprio per farmi un viaggio da Premio Oscar, tipo che stiamo insieme, che riusciamo anche ad abitare nella stessa casa, con tutti i ns bei figli. Già questa è altamente irrealizzabile, ma siamo qui per fare ipotesi, per fare supposizioni. Quindi supponiamo che siamo una bella famiglia allargata che abita non si da dove, con tutti questi figli che viaggiano in più case da non si sa dove da nord a sud. Ma noi ci amiamo, siamo felici e resto incinta in questo bel contesto da Mulino Bianco. La domande è: lo vorrei davvero un figlio? La mia risposta, onestamente, è NO. Perché ero vecchia per la mia prima figlia, quindi adesso lo sono ancora di più. Perché non vorrei rovinare le cose con lui, perché non ho voglia di una quotidianità fatta di pannolini, culi da pulire, pappette da preparare. NO e poi no. Se proprio dovessimo abitare tutti insieme, felici e sorridenti, vorrei una quotidianità fatta di montagna, di attività sportive, di scalate, di cene e apertivi, di bottiglie di vino rosso stappate allegramente. Questa è la quotidianità che forse, eventualmente, potrei valutare.
Mi sento un mostro? NO. Mi sento una madre degenere? CERTO, lo sono sempre stata. La natura mi ha donato la capacità di figliare facilmente, ma non certo di allevare figli come vorrebbe la “buona creanza”. Potrei crescere un figlio in pancia e darlo a qualcuno che lo desidera? Io credo di sì … non posso saperlo con certezza, ma tendenzialmente sì. Non lo lascerei in ospedale a chiunque … mi piacerebbe darlo a qualche conoscente che non può averne. In teoria è lo stesso darlo a sconosciuti o a conosciuti, dovrebbe essere un gesto d’amore verso chiunque non può avere figli … ma metti il caso che finisca in mano a qualche famiglia idiota incapace di educare e occuparsi dei figli??
Facciamo così: il pianeta non può sostenere tutte queste vite umane! Ecco, io aiuto il pianeta. Questo figlio non uscirà vivo dalla mia pancia!
Povero piccolo che sei nella pancia. Tu non hai fatto niente … pensa se lo sapesse la cucciola … no, cazzo, non pensarlo nemmeno, non devo pensarlo, cazzo no! Mi sento giudicata, lo sarò per il resto dei miei giorni, però non posso tenerlo. Assolutamente no. La mia vita sta prendendo la giusta piega, sarebbe un carico eccessivo, un impegno troppo grande da affrontare da sola o parzialmente aiutata. Cazzo sono esattamente le stesse risposte delle lettere delle ragazze-madri pubblicate sul sito dell’ospedale. Paurissima!
Poi non riesco a immagine una situazione vagamente normale. Posso solo immaginare caos: una figlia mezza aiutata da un uomo, l’altro figlio mezzo aiutato da un altro uomo. Lo sto già trattando come fosse un maschio. No, cazzo! Un maschio proprio non lo voglio.
Non è detta l’ultima, stasera devo comunque rifare il test. Pensa se mi fossi sbagliata, se tutto questo fosse solo un brutto pomeriggio di delirio. Stamattina, prima di andare in ospedale per la visita dermatologica ho preso quel test di gravidanza che custodivo nel cassetto dell’ufficio e ho controllato il foglio excel. Metti anche il ciclo poco regolare, metti un ciclo lunghissimo, diciamo 32-35 giorni?? Comunque sarei in ritardo di una settimana, quindi se considero un ciclo normale di 29-30 gg sono in ritardo di quasi due settimane. Cazzo. Uscita dall’ospedale sono andata a casa e ho fatto il test, anche se è scaduto. Sì, anche i test di gravidanza hanno una scadenza, ma se me ne frego per le uova, posso fregarmene anche di un test di gravidanza! Poi era scaduto solo di qualche mese. Cerco di leggere con un po’ calma le istruzioni, giusto per assicurarmi di non fare cazzate troppo grosse (oltre alla cazzata di rimanere incinta sarà difficile combinarne di più grosse). Trattengo la pipi a stento. Tra l’agitazione, la tensione e il bisogno di leggere le istruzioni la trattengo veramente a fatica. Apro la confezione, mi posizione, rilascio con cautela poca urina, bagno il tampone, rimetto il cappuccio e mentre rilascio il resto dell’urina finalmente rilassata, vedo colorarsi rapidamente le linee del test. Compare immediatamente la linea di sinistra e lancio una bestemmia. Controllo sul foglio delle istruzioni e una linea a SX vuol dire “non incinta”. Mi sento sollevata e lascio il test sulla lavatrice mentre mi sistemo i pantaloni, diciamo 1 minuto? Forse 2? Di certo non al termine dei 5 minuti massimi consentiti per il risultato ed ecco che la seconda linea è lì, di un bel viola, difficile dubitare del test. Cazzo, cazzo, cazzo. E’ bellissimo e tragico al tempo stesso. E’ meraviglioso ma impossibile! Cammino a destra e a sinistra per casa, dalla cucina, al bagno, apro e chiudo finestre, infine mi siedo al tavolo. Quelle due maledette lineette … così ben definite … così viola. Faccio una foto, sono così belle. Chiamo Rommy anche se sono sicura che “sta a mensa”. Lo chiamo perché ho voglia di dirglielo anche se il cuore mi batte così forte che quasi non sento quando risponde “pronto?”
Io “Tra quanto puoi richiamarmi?”
Lui “tra 15 minuti”
Io “vedi di fare anche prima, ti mando una foto”
E le lineette viola hanno preso la strada dell’etere. Adesso vado a comprare un test non scaduto e ripeterò tutto dall’inizio. E vedremo se questo pomeriggio tribolato sia stato frutto di un equivoco o se domani mattina dovrò chiamare l’ospedale.
Cazzo perché quelle due righe si sono colorate e io ero intimamente felice, molto felice. Cazzo perché non abbiamo 15 anni ma riusciamo egregiamente a metterci nei guai. Cazzo perché adesso a chi lo dico?? Pensa la faccia dei miei … o pensa la faccia delle ragazze … credo che la disapprovazione sarebbe generale, quindi non lo dico a nessuno. Che poi Rommy è sconosciuto ai più, quindi bisognerebbe fare un riassunto degli ultimi 2 anni e poi annunciare “Sono incita!”, giusto per non subire l’umiliazione di sentirsi dire “Ma di chi???”.
Cazzo sono incinta! Cazzo è bellissimo ma tragico, entusiasmante ma deprimente. E’ il miracolo della vita che si compie ma potrebbe far naufragare le nostre attuali vite. Quindi che cazzo è? Una cosa bella o brutta? Cazzo non lo so. So solo che rido, cazzo, rido anche se non faccio nessun sogno, nessun progetto.
Obiettivamente, Rommy a parte, io un altro figlio non lo voglio, non ci penso proprio. Mettiamo anche la situazione ideale, proprio per farmi un viaggio da Premio Oscar, tipo che stiamo insieme, che riusciamo anche ad abitare nella stessa casa, con tutti i ns bei figli. Già questa è altamente irrealizzabile, ma siamo qui per fare ipotesi, per fare supposizioni. Quindi supponiamo che siamo una bella famiglia allargata che abita non si da dove, con tutti questi figli che viaggiano in più case da non si sa dove da nord a sud. Ma noi ci amiamo, siamo felici e resto incinta in questo bel contesto da Mulino Bianco. La domande è: lo vorrei davvero un figlio? La mia risposta, onestamente, è NO. Perché ero vecchia per la mia prima figlia, quindi adesso lo sono ancora di più. Perché non vorrei rovinare le cose con lui, perché non ho voglia di una quotidianità fatta di pannolini, culi da pulire, pappette da preparare. NO e poi no. Se proprio dovessimo abitare tutti insieme, felici e sorridenti, vorrei una quotidianità fatta di montagna, di attività sportive, di scalate, di cene e apertivi, di bottiglie di vino rosso stappate allegramente. Questa è la quotidianità che forse, eventualmente, potrei valutare.
Mi sento un mostro? NO. Mi sento una madre degenere? CERTO, lo sono sempre stata. La natura mi ha donato la capacità di figliare facilmente, ma non certo di allevare figli come vorrebbe la “buona creanza”. Potrei crescere un figlio in pancia e darlo a qualcuno che lo desidera? Io credo di sì … non posso saperlo con certezza, ma tendenzialmente sì. Non lo lascerei in ospedale a chiunque … mi piacerebbe darlo a qualche conoscente che non può averne. In teoria è lo stesso darlo a sconosciuti o a conosciuti, dovrebbe essere un gesto d’amore verso chiunque non può avere figli … ma metti il caso che finisca in mano a qualche famiglia idiota incapace di educare e occuparsi dei figli??
Facciamo così: il pianeta non può sostenere tutte queste vite umane! Ecco, io aiuto il pianeta. Questo figlio non uscirà vivo dalla mia pancia!
Povero piccolo che sei nella pancia. Tu non hai fatto niente … pensa se lo sapesse la cucciola … no, cazzo, non pensarlo nemmeno, non devo pensarlo, cazzo no! Mi sento giudicata, lo sarò per il resto dei miei giorni, però non posso tenerlo. Assolutamente no. La mia vita sta prendendo la giusta piega, sarebbe un carico eccessivo, un impegno troppo grande da affrontare da sola o parzialmente aiutata. Cazzo sono esattamente le stesse risposte delle lettere delle ragazze-madri pubblicate sul sito dell’ospedale. Paurissima!
Poi non riesco a immagine una situazione vagamente normale. Posso solo immaginare caos: una figlia mezza aiutata da un uomo, l’altro figlio mezzo aiutato da un altro uomo. Lo sto già trattando come fosse un maschio. No, cazzo! Un maschio proprio non lo voglio.
Non è detta l’ultima, stasera devo comunque rifare il test. Pensa se mi fossi sbagliata, se tutto questo fosse solo un brutto pomeriggio di delirio. Stamattina, prima di andare in ospedale per la visita dermatologica ho preso quel test di gravidanza che custodivo nel cassetto dell’ufficio e ho controllato il foglio excel. Metti anche il ciclo poco regolare, metti un ciclo lunghissimo, diciamo 32-35 giorni?? Comunque sarei in ritardo di una settimana, quindi se considero un ciclo normale di 29-30 gg sono in ritardo di quasi due settimane. Cazzo. Uscita dall’ospedale sono andata a casa e ho fatto il test, anche se è scaduto. Sì, anche i test di gravidanza hanno una scadenza, ma se me ne frego per le uova, posso fregarmene anche di un test di gravidanza! Poi era scaduto solo di qualche mese. Cerco di leggere con un po’ calma le istruzioni, giusto per assicurarmi di non fare cazzate troppo grosse (oltre alla cazzata di rimanere incinta sarà difficile combinarne di più grosse). Trattengo la pipi a stento. Tra l’agitazione, la tensione e il bisogno di leggere le istruzioni la trattengo veramente a fatica. Apro la confezione, mi posizione, rilascio con cautela poca urina, bagno il tampone, rimetto il cappuccio e mentre rilascio il resto dell’urina finalmente rilassata, vedo colorarsi rapidamente le linee del test. Compare immediatamente la linea di sinistra e lancio una bestemmia. Controllo sul foglio delle istruzioni e una linea a SX vuol dire “non incinta”. Mi sento sollevata e lascio il test sulla lavatrice mentre mi sistemo i pantaloni, diciamo 1 minuto? Forse 2? Di certo non al termine dei 5 minuti massimi consentiti per il risultato ed ecco che la seconda linea è lì, di un bel viola, difficile dubitare del test. Cazzo, cazzo, cazzo. E’ bellissimo e tragico al tempo stesso. E’ meraviglioso ma impossibile! Cammino a destra e a sinistra per casa, dalla cucina, al bagno, apro e chiudo finestre, infine mi siedo al tavolo. Quelle due maledette lineette … così ben definite … così viola. Faccio una foto, sono così belle. Chiamo Rommy anche se sono sicura che “sta a mensa”. Lo chiamo perché ho voglia di dirglielo anche se il cuore mi batte così forte che quasi non sento quando risponde “pronto?”
Io “Tra quanto puoi richiamarmi?”
Lui “tra 15 minuti”
Io “vedi di fare anche prima, ti mando una foto”
E le lineette viola hanno preso la strada dell’etere. Adesso vado a comprare un test non scaduto e ripeterò tutto dall’inizio. E vedremo se questo pomeriggio tribolato sia stato frutto di un equivoco o se domani mattina dovrò chiamare l’ospedale.
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