Decisamente out

Non sarà mai triste! Mai. Che io ci sia o che io non ci sia, quei binari continueranno a correre dritti, senza interruzioni se non le stazioni in cui è prevista la fermata. Sento solo di dovermi togliere dal cazzo perché di troppo, decisamente di troppo. Non tanto alla Family, quanto piuttosto a nuovi e inesplorati orizzonti. Non sono speciale, non sono sufficiente speciale. Anzi ... mi sento sempre più vecchia, più brutta, più sola. Mi sento come se nessun altro uomo poserà mai gli occhi su di me, ma del resto come chi potrebbe provare un vago interesse per una bisbetica, noiosa, vecchia, grassa, figliata, etc etc? Nessuno. Quindi devo rassegnarmi al fatto che resterò sola, sepolta sotto il mio cumulo di pensieri “strani”, di comportamenti sani ma poco appariscenti, sotto i miei chili di troppo, la timidezza, le paure che si ammucchiano, giorno dopo giorno, esperienza, dopo esperienza, fallimento dopo fallimento.
Fallimento. Ecco che bussi di nuovo alla mia porta. Prego, accomodati. Cosa posso offrirti da bere? Birra? Io oggi avrei bisogno di qualcosa di forte. Bussi troppo spesso alla mia porta e io non ho più scuse da inventare, non mi resta che darti ragione, che tu me lo avevi detto e io ho fatto finta di niente, testarda come sempre. Ti ho già detto che hai ragione, cosa vuoi ancora? Potresti gentilmente andartene? Sto aspettando Pessimismo e Fastidio: con loro sì che bosso bere forte.
E guardo i giorni passare senza che cambi nulla, tranne la mia sfiducia.
Le donne si sono fatte vive. Almeno una si è fatta viva. L’ho lasciata parlare a ruota libera, sai tanti problemi, l’estate, le vacanze, i figli. Un turbinio di problemi, lamentale, cose da fare. Un turbinio di quello che viene chiamata VITA e che non trovo così stressante o “speciale” che altri non abbiano. Glielo dico. Partono le scuse: scusa non richiesta, accusa manifesta. La lascio di nuovo parlare, anche perché non ho niente di particolare da dire, qualche volta aggiungo un fintamente partecipativo “Mi dispiace tutti questi contrattempi” e allora subito tutto si ridimensiona e ammette “no, beh non è che sono cose così gravi” . Meno male, è rimasto un po’ di buon senso, non è evaporato tutto! Non mi sono arrabbiata, ero molto calma, cercavo di non incolpare nessuno, non sono voluta entrare nei dettagli precisi e anche lei ha ripetuto spesso “Parlo per me, non posso parlare per gli altri”. La proposta del weekend non mi ha entusiasmato e ho preso tempo. Farei decisamente prima se parlassi la loro lingua, se gli rispondessi con le loro stesse parole invece che complicarmi la vita con discorsi di coerenza, sensibilità, rispetto. Quindi se il concetto è che “sai in estate ci sono le vacanze e ognuno si fa i suoi” mi basterebbe rispondere “sai in autunno ci sono tante cose da fare e io mi faccio i miei”. La cosa finirebbe lì. Nessuno se ne avrebbe male e anche in questo caso i binari delle loro vite andrebbero dritti e spediti verso non so bene cosa … però ci arriverebbero veloci, perché hanno sempre tutti fretta.
Mi sento decisamente OUT, fuori da qualsiasi contesto, in una bolla tutta mia, senza possibilità di contatto con tutto quello che c’è all’esterno, se non per brevi tratti, con rare persone. Ripenso anche a R&B. Non si fanno vivi da un sacco di tempo. Mi dispiace, vorrei chiamarli, ma poi perché? Perché sempre io? Perché i soliti inviti a fare cose che loro non trovano neanche interessante (a parte bere e mangiare)? Giovedì c’è il dottore, meno male. Mi sento di nuovo tanto sola e tanto strana. Se non fosse per la cucciola vorrei davvero sparire dalla faccia della terra.

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