La condizione di figlia

Lo avevo capito da molto tempo, per questo vado da un dottore. Ma questa volta non è l’essere sola per svagarmi che mi pesa, per quello ormai non me la prendo più. E non mi pensa neanche l’idea di dovermi operare: succede, capita, fa parte della vita e io posso comunque baciarmi i gomiti tante poche sono le volte che mi sono rivolta a un medico. Quello che mi pesa è che il fatto di essere separata mi riporta a una condizione di figlia. Cioè se devo chiedere aiuto, non mi resta che chiederlo ai miei genitori. E’ ovvio: non ho un marito, non ho dei figli grandi che possano decidere per me, sulla mia sorte, in caso di complicazioni. No, non c'è nessuno .. nessuno tranne i miei genitori. Ma io non voglio più essere figlia, io lotto da anni per essere semplicemente adulta. E l’essere adulta implica il prendere decisioni da adulta, in autonomia, con responsabilità, senza dover sempre coinvolgere altre persone, anche se queste persone sono i miei genitori. Non so se sia una questione di orgoglio, di paura di chiedere aiuto, se paura di essere giudicata. Forse un po' di tutte queste cose, non lo so, ne parlerò con il dottore. Quello che so è che voglio essere adulta e farò da sola. Una volta che qualcuno si occuperà della cucciola, il resto non mi preoccupa. Meno che meno mi preoccupa morire … Certo morire così, con terribili verità in pancia, non sarebbe di certo piacevole per la mia famiglia, per mia figlia, etc.
E’ una semplice operazione, se proprio dovesse andare a male staro in ospedale qualche giorno in più. Andrà tutto bene.
Ora proverò solamente a svagarmi nel weekend. Non ho soldi, non potrei permettermi questo weekend, proprio no. Però non so … ho anche bisogno di tenere qualche rapporto umano. Non ho voglia di parlare, non so cosa dire. Ecco cosa succede a vivere nella menzogna: ti trovi solo. Che stupida non averlo capito prima, anzi peggio. Lo avevo capito per altre coppie, per altre persone, che ho prontamente giudicato puntando il dito. Arrivato il mio turno ho fatto esattamente la stessa cosa: menzogne, bugie, una dopo l’altra, una più impegnativa dell’altra e adesso tutto il castello crolla, adesso non so più come reggere la storia, come far quadrare i conti. Adesso sono sola, non posso dire a nessuno quello che succede. E se non potevo dirlo per i momenti belli, di gioia, condivisione e felicità, men che meno posso farlo ora, nel momento della tragedia, della difficoltà. No, adesso proprio non posso far crollare il palco, adesso, al massimo, se sarò sufficientemente brava (o semplicemente FORTUNATA) potrò chiudere il sipario e concludere la commedia.
Sempre di più la vita mi manda segnali. E’ un anno che mi “avvisa” che questa storia non può andare avanti, un anno di ostacoli, di complicazioni, di chiari segnali. E dall’inizio dell’anno mi ripeto che è normale, che sono solo sfide da affrontare con slancio, che sono momenti, che posso vincere tutto e tutti. Non è così. Ho dovuto arrivare alla tragedia per capire che così è tutto sbagliato. E’ sbagliato per me, per lui, per tutte le persone che ci sono intorno. Abbiamo perso tutti e nella menzogna si perpetua la sconfitta. Basta menzogne. Non ho costruito niente, a parte menzogne, bugie, sotterfugi. Mi faccio schifo.

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