Il varo

Oggi ritiro le chiavi. Dalle ore 13.30 sarò una persona semi-quasi-abbastanza libera. La schiavitù è finita. Le regole della casa le deciderò io, la caserma M. chiude, soldati ... rompete le righe!!
Il varo sarà rigorosamente con una bottiglia di Aperol, ma con una cerimonia sobria e modesta. Niente sfarzi, nienti costi aggiunti, perchè non c'e' da festeggiare e non ci sono soldi da sperperare. Avrei anche potuto mettere il mio cappotto Max Mara cammello per il ritiro delle chiavi, per darmi un tono ... per mostrarmi "Signora". Ma in fondo non sono signora, resto ragazzaccia, scapestrata e sognatrice. Insomma non seria e non affidabile, quindi inutile illudere il proprietario di casa.
Alla deriva più totale la mia dieta e gli allenamenti. Dopo le abbuffate di gnocco, salume, tigelle e lardo è rimasta la fame nervosa, la voglia di mettere in bocca qualcosa e masticare, sgagnare, ingurgitare. Se penso a ieri sera: pasta, ma tanta pasta con tanto pesto e olio. Poi un tortellino dolce, poi un secondo, poi un terzo e poi un bel tocco di wafer ricoperto di cioccolato. E il pomeriggio? Una mela per fare il fondo, poi un sacchetto di patatine, poi the con crackers per cenare dopo mezz'ora. Se salissi oggi sulla bilancia credo che un chilo in più lo segnerebbe senza problemi. Calendario alla mano mancano 3 settimane alla prossima visita. 3 settimane mangiate bene e con un briciolo in più di regolare attività fisica potrei perdere tranquillamente 1 kg e mezzo, magari 2 kg. Però devo mangiare bene e muovermi. Non posso tornare allo stesso peso dopo più di un mese. Non ho scusanti ... dai cavolo che la primavera sarà bella, piena di novità, di libertà, di serenità. L'estate si avvicina, le giornate si allungano, le possibilità di muoversi si moltiplicano.
Domani sera metto le pelli. Dopo 2 anni. Morirò dal primo all'ultimo istante, ma morirò felice. Spero non ci siano ripensamenti, imprevisti, insomma se dovessi essere bidonata ci resterei male. E' strano da dire, ma non vado volentieri, non sono pienamente felice anche se dovrei esserlo. Ho paura: della fatica, di non farcela, di scoprire che mi piace ancora e magari non ci posso tornare per un'altro mese, di scoprire che non è più come una volta, che non sono allenata, che sono grassa, che sono anziana. Insomma mi "sforzo" di andare perchè è una catena, perchè mi fa bene, perchè se mi muovo poi dimagrisco e mi alleno e piano piano tornerà tutto come una volta, anzi forse meglio. Però adesso ho paura, faccio fatica e mi costringo ad andare, con i pantaloni con si chiudono, con la giacca che tira da morire, con tutti i segni che mi dicono "Guarda come ti sei ridotta". Una umiliazione costante, dal primo passo di sci, all'arrivo in vetta (Se ci arriverò) tutto mi parla di questi anni tristi, della sofferenza provata, del rentativo testardo e cocciuto di resistere quando avrei dovuto solamente mollare.


"In passato il varo era un rito propiziatorio, in quanto i marinai affidavano le loro vite all'imbarcazione e perciò la benedicevano, dandole un nome. Non sempre il varo coincide con la fine dei lavori sulla nave. Esso rappresenta solo il momento in cui la nave viene appunto calata in acqua, e spesso succede che i lavori vengano ultimati successivamente, ormeggiando la nave ad un molo di allestimento del cantiere, oppure in mare o in seguito.

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