Tu, solo tu
Come cambia tutto in fretta!
Solo una settimana fa i pensieri erano mille domande e perché. Cosa non andava bene, cosa vi ha avvicinato.
Solo una settimana fa mille tentativi di spiarti e di spiare.
Poi un grande giorno di lacrime e disperazione, seguito dalla quiete al termine della tempesta. Quiete che si prolunga, quiete che mi stupisce, mi tiene desta, con un occhio attento e vigile alle nuove avvisaglie di tempesta, che comunque non ci sono. Zero. E i giorni passano veloci ma restando nel presente, senza fuggirlo o ripudiarlo.
I momenti in cui i pensieri tristi e bui si accavallano, sono sempre più rischiarati da pensieri felici, da stati di serenità, di leggerezza. Ti sto lasciando andare facendo spazio, giorno dopo giorno, ora su ora. E’ un lavoro continuo, ma mi pesa meno. Miglioro. A volto troppo alto e Miao mi tiene stretta, pechè non possa cadere da troppo in alto.
Il tuo pensiero compare all’improvviso, con spavento o con sorpresa. Per esempio la mattina, nel dormiveglia, quando la sveglia ha già suonato un paio di volte ma ancora non mi decido a dare il via alla giornata. In quel momento di dormiveglia ci sei ancora tu, frutto di una vecchia abitudine di rigirarmi tra le lenzuola calde, allungando i piedi e immaginando di averti vicino. Stamattina, ancora, mi “coccolava” l’idea di non svegliarmi sola in quel letto che ti ha visto protagonista principale anche se non assoluto.
Devo ricacciare via spesso il tuo pensiero, troppo legato alla tua nuova e felice vita dalla quale mi hai escluso. Ma capita anche di essere al pc, in ufficio, archiviate le ferie, l’utmb, tutto lo straordinario che ci sforziamo di mettere nelle nostre misere esistenze, e di pensare “Cosa stai facendo?” “dove sei?”. Domanda che riguarda solo te e non contempla nessuna presenza femminile. Tu, solo tu. Vestito da pinguino da un cliente? In bermuda a casa, mentre fai una call con gli indiani o gli arabi?
Quante cose eravamo, quante cose siamo stati: pezzi di vita cancellati di colpo.
Solo una settimana fa i pensieri erano mille domande e perché. Cosa non andava bene, cosa vi ha avvicinato.
Solo una settimana fa mille tentativi di spiarti e di spiare.
Poi un grande giorno di lacrime e disperazione, seguito dalla quiete al termine della tempesta. Quiete che si prolunga, quiete che mi stupisce, mi tiene desta, con un occhio attento e vigile alle nuove avvisaglie di tempesta, che comunque non ci sono. Zero. E i giorni passano veloci ma restando nel presente, senza fuggirlo o ripudiarlo.
I momenti in cui i pensieri tristi e bui si accavallano, sono sempre più rischiarati da pensieri felici, da stati di serenità, di leggerezza. Ti sto lasciando andare facendo spazio, giorno dopo giorno, ora su ora. E’ un lavoro continuo, ma mi pesa meno. Miglioro. A volto troppo alto e Miao mi tiene stretta, pechè non possa cadere da troppo in alto.
Il tuo pensiero compare all’improvviso, con spavento o con sorpresa. Per esempio la mattina, nel dormiveglia, quando la sveglia ha già suonato un paio di volte ma ancora non mi decido a dare il via alla giornata. In quel momento di dormiveglia ci sei ancora tu, frutto di una vecchia abitudine di rigirarmi tra le lenzuola calde, allungando i piedi e immaginando di averti vicino. Stamattina, ancora, mi “coccolava” l’idea di non svegliarmi sola in quel letto che ti ha visto protagonista principale anche se non assoluto.
Devo ricacciare via spesso il tuo pensiero, troppo legato alla tua nuova e felice vita dalla quale mi hai escluso. Ma capita anche di essere al pc, in ufficio, archiviate le ferie, l’utmb, tutto lo straordinario che ci sforziamo di mettere nelle nostre misere esistenze, e di pensare “Cosa stai facendo?” “dove sei?”. Domanda che riguarda solo te e non contempla nessuna presenza femminile. Tu, solo tu. Vestito da pinguino da un cliente? In bermuda a casa, mentre fai una call con gli indiani o gli arabi?
Quante cose eravamo, quante cose siamo stati: pezzi di vita cancellati di colpo.
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