Stai con quello che c'e'
Quando il pensiero si allontana ai soliti chiodi "fissi" mi accorgo di stare meglio. Mi accorgo di avere più tempo libero, più energie, diavere pensieri diversi, a volte nuovi a volte addirittura migliori. Quando abbandono i soliti pensieri mi accorgo di non volervi, di non desiderarli così tanto come quando li macino e li ri-macino.
Succede cquindi che salto una telefonata di routine e subito sono pronta a saltarne altre 10, sono pronta a mettere la parla FINE. Perchè tanto non cambia niente, è solo questione di quando e come, ma la parola fine bisogna metterla. Si agita in me la voglia di una svolta concreta, di qualcosa che entri davvero nella mia vita quotidiana e mi dia un futuro, un futuro vero, realizzabile, semplice. Basta complicazioni, basta attese, basta desideri impossibile. Quando il pensiero si allontana da lui mi accorgo di essere io, in prima persona, a legarmi a qualcosa di irrealizzabile. Non conosco il motivo, ma se mi allonano di un passo, allora mi assale la voglia di correre via, lontano, da questa mia catena. A volte dura un giorno solo, a volte è durata qualche settimana, ma sono sempre tornata al mio irreale, al mio sogno.
Non credo neanche di essere più credibile, dopo qualche "al lupo, al lupo" le parole "non voglio più sentirti" potrebbero anche essere prese in ridere. Non so cosa abbiano di diverso queste giornate da tante altre infelici giornate che trascorro. Forse sono un po meno infelici proprio perchè non ho la mente infestata da bramosità ottusa a 360°. Forse proprio i giorni in cui semplicemente guardo la giornata, senza attese, senza aspettative eccessive, considerandola solamente così com'e' (ovvero un'altro giorno) allora si placano tante voci, tante parole. In quel silenzio mi accorgo di non stare così male. In quel silenzio mi accorgo che ci posso stare.
Non ho più voglia di addormentarmi la notte sognando un abbraccio che non c'e' mai. Come dice la mia insegnante di Yoga "stai con quello che c'e'". Siccome non c'e' niente, tanto vale tenere il vuoto anche nella testa oltre che nelle mani e nelle braccia e sulla bocca.
E' stato bello, meraviglioso. E' stato un anno come desideravo, con tanti slanci e tanti spostamenti. Rifarei un anno così? No. Non ho più soldi, non ho più ferie e non ho più scuse da inventare. E più di tutto non ho speranze per un futuro normale.
Mi dispiace, mi dispiace bttare il bello che c'e', i sorrisi e gli abbracci che ancora posso dare e ricevere. Mi dispiace da morire, ma è tutto senza futuro. Basterebbe una qualsiasi a portarmelo via. Che lo facesse, anche in fretta. Così lui sarebbe più felice e io sarai più libera. Voglio una vita piena. Voglio tanta condivisione.
Ma adesso "Stai con quello che c'e'" ... se è niente, stai con il niente. In questo momento è quello che va bene per te.
Succede cquindi che salto una telefonata di routine e subito sono pronta a saltarne altre 10, sono pronta a mettere la parla FINE. Perchè tanto non cambia niente, è solo questione di quando e come, ma la parola fine bisogna metterla. Si agita in me la voglia di una svolta concreta, di qualcosa che entri davvero nella mia vita quotidiana e mi dia un futuro, un futuro vero, realizzabile, semplice. Basta complicazioni, basta attese, basta desideri impossibile. Quando il pensiero si allontana da lui mi accorgo di essere io, in prima persona, a legarmi a qualcosa di irrealizzabile. Non conosco il motivo, ma se mi allonano di un passo, allora mi assale la voglia di correre via, lontano, da questa mia catena. A volte dura un giorno solo, a volte è durata qualche settimana, ma sono sempre tornata al mio irreale, al mio sogno.
Non credo neanche di essere più credibile, dopo qualche "al lupo, al lupo" le parole "non voglio più sentirti" potrebbero anche essere prese in ridere. Non so cosa abbiano di diverso queste giornate da tante altre infelici giornate che trascorro. Forse sono un po meno infelici proprio perchè non ho la mente infestata da bramosità ottusa a 360°. Forse proprio i giorni in cui semplicemente guardo la giornata, senza attese, senza aspettative eccessive, considerandola solamente così com'e' (ovvero un'altro giorno) allora si placano tante voci, tante parole. In quel silenzio mi accorgo di non stare così male. In quel silenzio mi accorgo che ci posso stare.
Non ho più voglia di addormentarmi la notte sognando un abbraccio che non c'e' mai. Come dice la mia insegnante di Yoga "stai con quello che c'e'". Siccome non c'e' niente, tanto vale tenere il vuoto anche nella testa oltre che nelle mani e nelle braccia e sulla bocca.
E' stato bello, meraviglioso. E' stato un anno come desideravo, con tanti slanci e tanti spostamenti. Rifarei un anno così? No. Non ho più soldi, non ho più ferie e non ho più scuse da inventare. E più di tutto non ho speranze per un futuro normale.
Mi dispiace, mi dispiace bttare il bello che c'e', i sorrisi e gli abbracci che ancora posso dare e ricevere. Mi dispiace da morire, ma è tutto senza futuro. Basterebbe una qualsiasi a portarmelo via. Che lo facesse, anche in fretta. Così lui sarebbe più felice e io sarai più libera. Voglio una vita piena. Voglio tanta condivisione.
Ma adesso "Stai con quello che c'e'" ... se è niente, stai con il niente. In questo momento è quello che va bene per te.
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