Le parole degli amici (Met)

Solo io e la strada
E poi, senza alcun preavviso, è successo: sono passata sotto casa tua e non ho guardato in su. Non ho rivolto lo sguardo al tuo balcone, pensando a quanto sei bravo con le piante mentre io no, non ho sperato di vedere te né temuto di vedere lei o i vostri figli, dietro al gelsomino spoglio d'inverno e bianco d'estate.

Non ci ho proprio pensato.
Solo dopo qualche minuto, quando già ero alla piazza del teatro, me ne sono resa conto.

Ma allora l'impossibile è possibile, mi sono detta stupita, pensando a quando, pochi mesi prima, credevo che non ce l'avrei mai fatta, che mai sarei riuscita a percorrere quella strada, che mi porta al lavoro, senza spostare lo sguardo dalla ciclabile alle tue finestre, nel momento esatto in cui sarei passata sotto quel palazzo verde. Senza provare ogni volta una fitta al cuore, senza ricevere il mio piccolo dolore quotidiano, anzi, i miei due piccoli dolori: all'andata e al ritorno, quando quella fitta me la portavo a casa ed era più penoso nasconderla dietro le parole da moglie e da mamma.

Avevo dimenticato che il tempo cura tutto, anche le piccole ferite pungenti, quelle che sembrano da nulla ma sono in zone più esposte e fragili, come un taglietto sul polpastrello, come un ricordo di felicità sul cuore.
Ma avevo scordato anche che, quando quel tipo di ricordo cicatrizza, al sollievo si accompagna un nuovo, piccolissimo, impercettibile dispiacere: non sarai più mio come sei stato in questi mesi, non mi accompagnerai più, ombra fedele - "fedele": rido! - dei miei pensieri.

Ti ho lasciato andare, quelle finestre non sono più mie. Ora guardo solo la strada: un po' più libera, un po' più leggera, un po' più vuota.

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