defaillance

défaillance
sostantivo femminile
Deliquio, debolezza improvvisa.

Io, questa notte: un leggero cortocircuito celebrale. Quei pochi neuroni rimasti continuavo a scontrarsi in preda al panico generale. Mi parte la testa, una spirale incontrollata di pensieri, scintille, lacrime, veramente un cortocircuito. Non riesco a interrompere la spirale di dolore, i pensieri che la sera prima mi erano di aiuto, mi strappano un sorriso, un momento di sollievo .. spariti, ingurgitati e rigurgitati dal dolore.
Devo chiamarti, devo urlarti "merdaaaaa", sento che mi darà sollievo, sento che il cuore non tornerà al suo tranquillo e placido battito se non ti urlerò "merdaaaa" all'una di notte! Sono una persona semplice: mi basta urlare fuori qualche parolacce e il mondo torna a sorridermi.
Ma l'amico M mi ha saggiamente fatto cancellare tutti suoi contatti, amicizie, connessioni, cordoni ombelicali. Quindi per soddisfare questo impulso urlatorio devo quantomeno faticare un po. Cercare, setacciare, provare a memoria. Salvo un numero in rubrica alla voce Merdaaaa (con quattro A) e controllo in whatsapp l'ultimo acceso.
Quanto cavolo era più facile dimenticarsi delle persone prima dei social? Era parecchissimo più facile, bastava cambiare il tragitto per andare a scuola la mattina ed era fatta, non lo avresti rivisto mai più. Ad averci proprio sfiga lo beccavi su una delle otto carrozze del treno regionale che ti portava ogni mattina ... ma serviva parecchia sfiga.
Controllo l'accesso, solo mezz'ora fa ma la foto del profilo non è la sua solita. Pazzo per pazzo, bevuta di cervello per bevuta di cervello, ma possibile che abbia anche cambiato l'immagine di profilo? Per di più con questo brutto rigagnolo di acqua e fiori viola?
La belva nella mia testa si placa, viene distratta da questi pensieri, da questi dubbi. Ma la vocina interna riprenda a urlare "merdaaaa". Controllo il numero ed è sbagliato! Stavo per telefonare, nel pieno della notte a uno sconosciuto. Ammesso che non fosse morto d'infarto per quella chiamata in piena notte, avrebbe avuto il piacere di sentire una sconosciuta, urlare "merdaaa".
Cazzo non si fa! Smettila.
Chiedo l'aiuto da casa: chiamo M.
Risponde assonato ma paziente "Mi hai quasi ucciso di paura ... Cosa c'èèè?" con quella sue "e" lunghissima e dolce.
Devo smettere di singhiozzare prima di riuscire a dire "non ce la faccio"
"sì che ce l fai"
E giù fiumi di parole mie, di indagini, supposizioni, vendette, riscatti.
E giù fiumi di parole sue, di ragionamenti composti, visualizzazioni liberatorie, comprensione e affetto.
Non sarebbe stato lo stesso se lui non ci fosse. Avrei sbroccato molto di più. Sarei annegata molto più velocemente. Invece qualche vortice mi trascina verso il fondo, ma io lotto e risalgo. Posso stare a galla, qualche volta posso bere, ma non affogherò.
Grazie a tutti quelli che mi sono vicini. Vi voglio bene e cerco di dirvelo ogni volta possibile. Preparatevi a tanti, caldi e sentiti abbracci. La vita è troppo breve per fare economia di abbracci.


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