Spalle al muro

Con i soliti tira e molla ci accordiamo per vederci a cena. Mi fa impazzire con la polo. Chiacchieriamo mentre lui prepara l´insalata "proteica" con avocado, io sistemo salumi e tigelle. Due pianeti alimentari differenti. Adoro quella cucina, piccola e intima, mi invita ad andare in montagna con lui, ferrata. Inizio a tirare seghe: é difficile, con chi andiamo, quanto stiamo. Ci sono 5 donne e un suo amico. Giá cosí mi dico "Caxxo che vengo a farci?". Io devo essere la sola e unica donna della tua vita! Gelosia, invidia, paura, un cocktail mortale scriverebbeor i giornali. Quando si fa serio e mi cita pezzi del mio vocale pippa da 5´ mandato mesi addietro, sulle relazioni, sul conoscere le persone andando in montagna, sul non restare confinanti a letto, ed altre vomitate assurde alle 5 di mattina, capisco che la situazione é seria. "Tra quello che dici e quello che fai, c´é qualcosa che stride". Sono spalle al mure, sono colpita e affondata, sono la morte sospesa per dirla alpinisticamente. "ok, domani vengo" Capisco che é stato attento, che mi ha ascoltato, che mi sta dando in qualche modo spazio, se chiudo la porta con un´altro NO, saranno solo cazzi miei, saró una cretina che rimpiangerá a lungo un uomo bello, intelligente, sportivo. Sostituisco la paura con il panico di perderlo davvero, smetto di fare domanda, chiedo solo "a che ora" e la chiudo lí. Devo scendere in campo e vada come vada. Gli allenamenti sono finiti, le sessioni teoriche pure, ora devo mostrare non tanto il mio (dubbio) valore, ma mostrarmi, semplicemente ... essere il piú possibile IO. La serata procede bene, non mangia molto, dice che sono buone, ma non é quel chiosamento di complimenti che di solito scatenano le mie tigelle. Amen. Non ci resto male quando inizia a massaggiarmi la schiena. "Dai vieni che ti faccio un bel massaggio" Saliamo di sopra, stende un asciugamano, mi sdraio e penso a quanto orrenda debba essere la vista di me, del mio grasso, sul letto, mentre sento le sue mani affondare con l´olio. Devo essere orrenda, ma mi sforzo di sentirmi bellissima, poi mi sforzo di non sforzarmi a fare niente e devo essere ancora piú rigida invece che rilassarmi. Mi sento una frana, un disasto, un nuovo capitolo di Bridget Jones. Vorrei piangere e seppellirmi. Meno male a lui non deve fare tanto schifo perché allunga le mani oltre la confort zone. Finalmente mi rilasso, mi godo le sue mani, i suoi movimenti. Mi dico che andrá tutto bene e piú o meno é cosí. Fatico a baciarlo. Lui si avvicina, con la sua bella lingua e i suoi modi che adoro, ma io ricambio poco e male. Mi sento un alito cattivo e non lo bacio. Il resto va avanti bene, mi piace parecchio, piú di altre volte, finalmente provo i denti, mi spiega, mi da il ritmo "piano che finisce subito". Sto bene anche se non vengo. Quando si accascia e si stende su di me smetto di muovermi, non respiro neanche per paura che si possa spostare. Lo voglio proprio cosí addosso, vicino, con la pelle nuda. Sono una maledetta cretina, emana piú calore la calotta polare soggetta al cambiamento climatico, di me, che lo voglio, lo desidero e non riesco a toccarlo! Qualcosa sulla testa, i capelli. Non so, non mi piaccio. Come altre sere in passato mi sono goduta poco o nulla. Evvai di rimorsi. Pur non respirando e non muovendomi, arriva il momento in cui si alza e inizia a preparare gli zaini "stai pure". Resto a letto, nuda, dopo esserci misurati la pressione. Lui che armeggio e io che in preda a un "non so che cazzo fare" mi alzo, scendo giú mentre lui risale, salgo su mentre lui scende. Fanculo vado a casa. Arrivo a casa: zaino, fumata in balcone e sistemazione casa. PErché metti che al rientro per qualche inspiegabile motivo, venga lui o le sue amiche a casa mia, la casa deve essere in ordine! Quindi mega pulizia all´una di notte. Valuteró se chiamare la psicologa per una seduta, dopo 1 anni e mezzo dal ns addio. Mi sembra che la situazione sia grave.

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