Un sogno lungo e articolato.

Inizia tutto con io che devo andare a casa di conoscenti con una signora sconosciuta, in un palazzo moderno fatta di vetrate, come poteva essere quello dove ha vissuto questi mesi Emmelle. Per entrare a casa di queste persone dobbiamo calarci da una finestra esterna, lungo un cornicione e io ho paura, soffro di vertigini e non voglio andarci. Cosi mi fermo sulle gradinate di questo tetto e arriva la Collega. Parliamo guardando questi palazzoni dall´alto. Arriva anche Emmelle con i figli M. e T.
Mi viene in mente che devo andare a stampare delle etichette per mio padre, che le vuole per le 13.00 cosi mi allontano da loro, praticamente fuggo via correndo anche per non vedere e stare con Emmelle.
Cambio di scena.
Sono al chiuso, in una casa che non conosco. Una mansarda piuttosto buia, un tavolo lungo dove sono seduta a capotavola. Sembra una casa vecchia, con un pavimento di marmo come poteva avere mia nonna. Entrano nella stanza Emmelle con M&T. T. il figlio piccolo, si avvicina e mi dice “Abbiamo deciso che il papà avrà libero una volta al mese dal venerdì fino al sabato sera”. Lo dice con dolcezza (lui è un ragazzino dolce in quella casa di “stronzi”) ma io fingo di non capire. Cioè il senso della cosa mi arriva, solo mi domando perché in quel momento, perché lo viene a dire a me che in fondo sono fuori dai giochi. Gli dico che non capisco ed Emmelle lo invita a ripeterlo. Lo dice di nuovo e io di nuovo è come se non capissi, come se le mie orecchie non volessero credere a quello che sento. Allora interviene Emmelle e me lo spiega bene, con calma: avrà un mezzo weekend libero al mese, senza figli, solo per lui.
Io rispondo con la mia frase standard di quando non so che cazzo dire, quando non voglio sbilanciarmi, quando capisco che qualsiasi frase potrebbe essere usata contro di me, quando vorrei essere altrove: “Mi sembra una bella cosa”.
La figlia mi guarda con il suo ghigno ringhioso e parlando tra se dice con disprezzo qualcosa che ha il senso di “Ti credo che è una bella cosa, non era quello che volevi?” sottotitolo “Brutta stronza è colpa tua! se mio padre ci abbandona è per stare con te!”. Tutto con i suoi modi astiosi di figlia viziata, capricciosa, dal carattere duro e indomabile. Poi tutto si fa normalità´. Il figlio piccolo si mette a giocare, per terra, sul pavimento vecchio con delle protesi di mani e piedi in plastica rosa. Le dita si muovono, la gamba ha anche il ginocchio, sono nuove di un bel rosa pelle. Gioca e vuol farmi vedere ogni cosa che fa come fosse un bambino piccolo in cerca di attenzioni “Guarda faccio cosí´. Guarda faccio questo!”. Sembra persino più piccolo di quello che è in realtà. E’ gentile e affettuoso.
Anche la figlia diventa piu docile, si avvicina a me, al tavolo dove sono seduta. Parliamo di cose leggere, le parlo di neve e sci che sono la sua grande passione, le accarezzo la giacca di jeans con strass a forma di fiocco di neve.
Di nuovo mi sale la preoccupazione per mio padre, per le sue etichette che dovevo stampare entro le 13.00!!
Lo chiamo e lui mi dice che non c´é problema, che se voglio prepara il pranzo per tutti noi: pasta con il salmone. D’improvviso e ´nella cucina a fianco della nostra stanza: spadella con pesce e acqua che bolle. Ci porta un aperitivo di aperol spritz e verso le 13.30 chiedo quando sarà pronto. Mi risponde che è tutto pronto ma i piatti non sono venuti bene come vorrebbe, i tranci di salmone si sono sbriciolati ma io lo rassicuro, anche Emmelle dice che vanno bene. Ci porta i piatti in tavola e io mangio con Emmelle e i suoi figli. Mio padre sparisce.

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