Fissando il vuoto

Fissare il vuoto è una attività con un suo perché. Potrei passarci ore in questi giorni, senza avere nessun’altra esigenza se non … fissare il vuoto.
Persino mangiare non è una esigenza così importante. Che strana la testa, il cibo è tra la mie ossessioni più grandi e poi capita che sparisca completamente dalla mia testa per pochi giorni, salvo poi tornare più aggressiva di prima.
“E’ tutto un equilibrio sopra la follia”
Così mi sento, un passo dal non farcela, a un passo dal crollare su tutto: sul lavoro, sull’amore, sugli amici, sulla VITA. Persino sulla piccola, mi sento che sì, non ce la faccio, che tutto è troppo più grande di me, tutto troppo faticoso. Anche questo continuo scrivere e pensare, mi sembra solo un inutile tormento, un infliggersi una perenna pene, rivangando sempre il mio dolore, costante, perenne.
SMETTI DI FARE l’UOMO mi ha detto la Biscotta. Smetti, di fare, l’uomo, mi ripeto da due giorni. E’ vero, non voglio più fare l’uomo, non voglio più fare quella super indipendente, quella autonoma, che fa tutto da sola. Ha ragione, infatti vorrei fare quella con Emmelle, con lui che mi prepara la colazione, lui che mi fa le lamine agli sci, che mi procura la bicicletta. Lei che dimenticava le calze e le compravamo alla sportiva, lui che dopo avermi detto “non sono innamorato di te” voleva mettermi il liquido nel tergicristallo. Con lui non serviva fare l’uomo e neanche l’ultra runner che ce l’ha lunghissimo correndo come un deficiente. Con lui potevo rilassarmi, prendere la vita a piccole dosi, ma dosi intense, di vita “vera”, quotidiana.
Mi sento sfinita e smarrita. Mi domando se non avessi iniziato tutto quel percorso con la counseling se sarei arrivata a questa ondata di dolore e se fossi rimasta nel mio tira e molla con Emmelle, nella mia beata ignoranza su come ho scelto uomini sbagliati e ho instaurato abitudini errate. Perché tutto è diventato così lampante? Perché tutto così chiaro improvvisamente? Eppure era sempre stato sotto i miei occhi e lo avevo anche visto, in fondo lo sapevo anche se non lo avevo mai ammesso o non lo avevo mai formulato chiaramente come pensiero compiuto.
E’ tutto lì: voglio essere amata. Voglio essere amata come i miei genitori non mi hanno mai amato, come una bambina. Eppure l’ho scritto molte volte che desidero un uomo che si prenda cura di me come io mi prendo cura della princy … eppure non era così chiaro e forte questo desiderio. E’ semplice. Era semplice anche individuare quel meccanismo per cui sceglievo uomini sbagliati su cui mi modellavo per ricercare approvazione. Era semplice vedere che quando ero troppo stanca di modellarmi prendevo le distanze ma mai fino in fondo, mai coraggiosamente. Restavo nel mezzo del cammin di nostra merda, finchè si trovavo un’altra e allora SI che avevo un problema. Il problema era che non ero adeguata, non ero stata abbastanza, tutto si rovesciava “contro” di me. Non ero più io che lasciavo perché infelice, noooo diventavano LORO che mi lasciano per un altro. Segnale: scelgono un’altra. Routine: stalkerizzo per capire cosa mi manca, mi metto a dieta, mi metto a correre, faccio cose stupide per dimostrare che sono migliore di …(non so cosa, aggiungere parole a piacere). E intanto macero. Intanto ho un ristagno di pensieri, una giungla di tormenti, una palude di malumori che vanno avanti per mesi, anni, fino a quando? Fino a quando qualcuno scalza via il detentore dei “viaggi immaginari” che alimento senza sosta.
Cosa c’è di più dolce che addormentarsi sognando un ritorno in grande stile dell’ultimo amore finito? Io che son magra e forte, oppure io che piaccio ai figli altrui, innamorati di me molto più dei loro padri. Io che li salvo … oppure io che li aiuto in qualcosa per cui mi saranno eternamene grati! Mi sono torturata per anni. Da anni immagino situazioni perfette, dove tutto è meraviglioso a partire da me, che sono perfetta, seguita da uomini che dicono le frasi perfette, che fanno le cose perfette, con figli perfetti. Poi c’è la vita, fatta di alti e bassi che mi sembrano sempre bassi, perché così distanti dai miei mondi di perfezione idilliaca. Perché l’ho fatto? Perché per così tanto tempo? Mi ricordi gli stessi viaggi che faceva da ragazzina con protagonisti i cartoni animati. Mi sembra di essere pazza, di avere veramente qualche problema grave. E torno da capo: non ce la faccio, questa volta è troppo. Troppa la delusione di vedere la lunga serie di fallimenti, le bugie che mi sono raccontata, il tempo che ho sprecato. Per arrivare dove? Qui … al nulla, qui alla solitudine, qui all'assenza di un uomo, qui alla poca autostima.
Neanche mi sono accorta che ho ripreso a fissare lo schermo nel vuoto.
Quanto tempo perso, spero male, vivendo male, pensando male.
E quante energie spese. Così tante che adesso che vedo un po più chiaro non ho comunque voglia di andare avanti, ma solo di fissare il vuoto.

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