Sai che fatica
Sto cercando di capire cosa mi ha colpito di questo pranzo con M e la nuova fidanzata. Voglio capire se è invidia questa forma di disprezzo che provo. Sarà sicuramente così.
Sarà la sua tenera età, l’università, un percorso tutto da scrivere, vivere con i genitori, gli errori che non ha ancora compiuto. Saranno gli occhi così acerbi di vita, di mondo, che si entusiasmano ad ogni nuova esperienza, mentre i miei si annoiano, consumati dalla troppa vita, dal mio correre sempre, dalla fame di posti e avventure.
Che tenerezza quando mi dice di aver visto su una rivista una foto di Lecco, di una spiaggia di ciottoli e lei (ride di gusto mentre lo dice) adora le spiagge in ciottoli!! Solo poi lui gli ha detto le ore di strada che servivano per arrivare e si è accontentata di meno. Quanta spensieratezza, quanto desiderio di non programmare, quanta mancanza di voglia di vedere luoghi, posti, persone. E’ perché sono innamorati? E’ per quello che non programmano un cazzo, che spendono soldi in hotel incuranti dei prezzi, passando le giornate da H&M e nei negozi del centro? Perché a me questo non basta?
Per forza quelle così vincono facile, sai che fatica stare con me? Sai che fatica il mio perenne bisogno di novità, di ottimizzare, di incastrare ogni secondo senza pause. Ma forse perché non sono innamorata, altrimenti non mi sembrerebbe “sprecata” una mattina passata a letto fino alle 11.00 in un posto che non ho mai visto. Forse non mi sembrerebbe stato inutile venire fino a Topolinia e poi tornare a sud, facendo km alla cazzo su e giù, per girare in ciabatte senza meta.
Bestemmie, fiumi di bestemmie animano questo mio pomeriggio inquieto. L’articolo di questo mese è piaciuto al capo redattore. E’ piaciuto anche a me, cosa rara, ma mi è piaciuto veramente. Lo sento intimo, lo sento mio. Un “mio” tutto dedicato a Panzottino, che lo leggerà, a settembre, al rientro dalle ferie, con le luci dell’autunno e l’aria che rinfresca. Lo leggerà e vorrei solo che sentisse quanto è per lui, vorrei che gli piacesse, che mi scrivesse per commentare con il “uau” riservato ai miei articoli migliori.
Vorrei chiedere a lui se sembro faticosa o impegnativa come commentato recentemente da un altro amico. Impegnativa. Parole che uccidono.
Quindi è invidia? Invidia per quei suoi brufoli, per il suo vestitino nero a piccoli fiori orrendamente indossato sul piatto petto? Invidia per le sue ciabatte da spiaggia in mezzo alle montagne, per la sua borsa “semplice” al limite della sciatteria, per tutto quell’insieme di lei che sorride con un dente annerito, di quel NIENTE di interessante che trasuda?? Sono sincera: trasuda nullità, trasuda una semplicità triste, trasuda povertà! Perché io mi permetta di giudicare non lo so.
Penso ai suoi continui complimenti, di quanto io sia bella, quanto sia intelligente, forte. Mi ha sempre ricoperto di complimenti e ho sempre creduto che fossero sinceri, che la sua stima fosse onesta, che il suo cercarmi e desiderarmi anche solo per ridere o tirare due porchi, fosse autentico. Quindi ci sono io, su un piedistallo su cui mi ha messo, poi c’è Miss simplicity, classica pagina bianca, che ha scelto. Quindi alla fine quello di cui ha bisogno è (come tanti altri che abbiamo visto capitolare) qualcuno che NON sia al loro livello, ma che sia SOTTO! Sì, dai , diciamo come uno che va in un ristorante stellato, con piatti meravigliosamente ricercati e presentati con originalità, che loda ogni pagina del menu, ma poi ordina una pasta in bianco perché ha mal di pancia e in quel momento è ciò che gli serve. Ecco io mi sento come il cuoco che ha dato vita a quel menu che nessuno ordina. Un cuoco che mette impegno, creatività, che studia, lavora, sperimenta piatti meravigliosi … che nessuno ordina, che alla fine una pasta in bianco va bene lo stesso.
Spurgato anche oggi? Sputato veleno contro tutti? Tu non sei questi pensieri e queste ansie, vuota tutto, liberati. Poi lascia che tutto vada come deve.
Sarà la sua tenera età, l’università, un percorso tutto da scrivere, vivere con i genitori, gli errori che non ha ancora compiuto. Saranno gli occhi così acerbi di vita, di mondo, che si entusiasmano ad ogni nuova esperienza, mentre i miei si annoiano, consumati dalla troppa vita, dal mio correre sempre, dalla fame di posti e avventure.
Che tenerezza quando mi dice di aver visto su una rivista una foto di Lecco, di una spiaggia di ciottoli e lei (ride di gusto mentre lo dice) adora le spiagge in ciottoli!! Solo poi lui gli ha detto le ore di strada che servivano per arrivare e si è accontentata di meno. Quanta spensieratezza, quanto desiderio di non programmare, quanta mancanza di voglia di vedere luoghi, posti, persone. E’ perché sono innamorati? E’ per quello che non programmano un cazzo, che spendono soldi in hotel incuranti dei prezzi, passando le giornate da H&M e nei negozi del centro? Perché a me questo non basta?
Per forza quelle così vincono facile, sai che fatica stare con me? Sai che fatica il mio perenne bisogno di novità, di ottimizzare, di incastrare ogni secondo senza pause. Ma forse perché non sono innamorata, altrimenti non mi sembrerebbe “sprecata” una mattina passata a letto fino alle 11.00 in un posto che non ho mai visto. Forse non mi sembrerebbe stato inutile venire fino a Topolinia e poi tornare a sud, facendo km alla cazzo su e giù, per girare in ciabatte senza meta.
Bestemmie, fiumi di bestemmie animano questo mio pomeriggio inquieto. L’articolo di questo mese è piaciuto al capo redattore. E’ piaciuto anche a me, cosa rara, ma mi è piaciuto veramente. Lo sento intimo, lo sento mio. Un “mio” tutto dedicato a Panzottino, che lo leggerà, a settembre, al rientro dalle ferie, con le luci dell’autunno e l’aria che rinfresca. Lo leggerà e vorrei solo che sentisse quanto è per lui, vorrei che gli piacesse, che mi scrivesse per commentare con il “uau” riservato ai miei articoli migliori.
Vorrei chiedere a lui se sembro faticosa o impegnativa come commentato recentemente da un altro amico. Impegnativa. Parole che uccidono.
Quindi è invidia? Invidia per quei suoi brufoli, per il suo vestitino nero a piccoli fiori orrendamente indossato sul piatto petto? Invidia per le sue ciabatte da spiaggia in mezzo alle montagne, per la sua borsa “semplice” al limite della sciatteria, per tutto quell’insieme di lei che sorride con un dente annerito, di quel NIENTE di interessante che trasuda?? Sono sincera: trasuda nullità, trasuda una semplicità triste, trasuda povertà! Perché io mi permetta di giudicare non lo so.
Penso ai suoi continui complimenti, di quanto io sia bella, quanto sia intelligente, forte. Mi ha sempre ricoperto di complimenti e ho sempre creduto che fossero sinceri, che la sua stima fosse onesta, che il suo cercarmi e desiderarmi anche solo per ridere o tirare due porchi, fosse autentico. Quindi ci sono io, su un piedistallo su cui mi ha messo, poi c’è Miss simplicity, classica pagina bianca, che ha scelto. Quindi alla fine quello di cui ha bisogno è (come tanti altri che abbiamo visto capitolare) qualcuno che NON sia al loro livello, ma che sia SOTTO! Sì, dai , diciamo come uno che va in un ristorante stellato, con piatti meravigliosamente ricercati e presentati con originalità, che loda ogni pagina del menu, ma poi ordina una pasta in bianco perché ha mal di pancia e in quel momento è ciò che gli serve. Ecco io mi sento come il cuoco che ha dato vita a quel menu che nessuno ordina. Un cuoco che mette impegno, creatività, che studia, lavora, sperimenta piatti meravigliosi … che nessuno ordina, che alla fine una pasta in bianco va bene lo stesso.
Spurgato anche oggi? Sputato veleno contro tutti? Tu non sei questi pensieri e queste ansie, vuota tutto, liberati. Poi lascia che tutto vada come deve.
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