In sogno con la longuette

Siamo al mare, un mare azzurro. Siamo in spiaggia, una spiaggia larga, con delle tende al posto degli ombrelloni. Tende bianche montate su una struttura in legno scuro, che si susseguono in fila, come ombrelloni, per fare ombra. Siamo abbastanza vicini, ci sono i miei genitori, la Princy. Ci sei tu, M., il piccolo, la grande. Riconosco il piccolo che cammina sulla spiaggia con incedere incerto (sicuramente frutto del video visto ieri sera). Hai il tuo stesso viso, l'espressione degli occhi, le sopracciglia. E' un piccolo te. C’è la grande, che non vedo in viso, vedo solo i suoi capelli lunghi, le spalle magre, le gambe lunghe. Riconosco anche M., vestita in maniera semplice, al limite dello sciatto, con un bermuda anonimo e una T-shirt verde militare senza scritte. E’ grassa. Anzi forse solo gonfia, con un capello lungo, di un bel castano scuro lucido, piastrato, però terribilmente “morbida”, regalandomi la sensazione di gnokkagine. Mentre la mia autostima si impenna, la vedo camminare affondando il passo nella sabbia, diretta alla vostra tenda. Ci sei tu: non sei neanche bellissimo, sei normale, con un bermuda da mare bianco e una fantasia piccola nera, forse punti, forse altro. Bianchi-bianchi, con questi disegni neri.
Infine ci sono io, in spiaggia, costume da bagno e sopra una longuette di jeans blu scura. Non esattamente l’abbigliamento più comodo per stare in spiaggia: tessuto pesante, caldo, e forma della gonna fino al ginocchio che ostacola i movimenti. Sopra una camicia di jeans con i bottoni madre perla, aperta, che lascia intravedere il costume sotto. Mai avuto una camicia una così. Non ci salutiamo, non so neanche se mi vedi, sono io che “spio” voi, che vi osservo, facendomi silenziosa. La Princy mi chiede qualcosa, io voglio solo non attirare l’attenzione.
Arriva Miguel, amico della Princy che non vedo da qualche anno. Sembra più piccolo di quando ci siamo visiti l’ultima volta. Sembra più basso … più piccolo, parla anche da bimbo piccolo. Gli accarezzo la testa, quei capelli crespi da bambino di colore, mentre rispondo a una qualche domanda che mi fa. Domanda priva di importanza, perché sono intenta a osservare i vostri movimenti, andate via o vi spostate, Manu ha delle borse, poi anche tu, ti allontani dalla spiaggia in direzione "centro", tra i palazzi.
Arriva la mamma di Miguel e mi spiego questa “comparsa” nel sogno: si chiama M.. E’ una donna obesa, seriamente obesa, ma nel sogno è magra, magrissima e indossa un pettorale da corsa! La guardo in faccia e non è la vera M. mamma di Miguel, è una faccia che non conosco, anche se prende Miguel, gli parla. Dobbiamo correre anche noi nella direzione dei palazzi, non riesco a correre con la gonna a metà ginocchio, la sollevo, ne faccio un risvolto in modo da poter correre, con M. magra e il suo pettorale. Corriamo e non ti vedo più, la scena cambia completamente, entriamo in un bar, buio, non sembra molto bello. Vogliamo fare un aperitivo, c’è un solo tavolo con vassoi vuoti, come se l’aperitivo fosse già terminato e non fosse rimasto niente da mangiare. Ordiniamo comunque un prosecco, ci portano la bottiglia, arrivano Miguel e la Princy.
Poi mi sveglio. Amareggiata.

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