Domenica di luglio che caldo fa
Mi rileggo come comunicare in coppia di Mary Confetto.
Lo leggo e poi faccio come cazzo mi pare.
Non dovevo scrivergli ma con la storia che “non perdo dignità se gli scrivo per prima” finisce che scrivo sempre io per prima.
Come lo interpreti quando un uomo non ti scrive per due giorni e ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo? Lo interpreti come che non gliene frega un cazzò di te. Non esistono uomini spaventati, traumatizzati da esperienze passate o che hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Noooo cazzo. Lo sai benissimo. Gli uomini si dividono in quelli che ti vogliono e quelli che non ti vogliono.
E io sono sola. Esattamente sola come un anno fa, come due anni fa, come tutti gli anni della mia vita!
Quindi gli ho scritto. Mi ha detto che è a casa. Gli ho detto che poteva avvisarmi … così … senza un motivo. Solo per sapere che era vivo e a casa dopo le vacanze. E mi risponde “oggi lavatrici e domani partono”. Io non lo so cosa cazzo c’entra con la mia richiesta di avere notizie. Forse voleva dire che non poteva uscire e doveva stare a casa con i figli? Non lo so. Non sono una indovinaaaaaa.
Ho pensieri così veloci che neanche riesco a scriverli. Sono così veloci perché sono gli stessi di sempre, di tutti gli altri uomini che non mi volevano. Lo stesso film, le stesse arringhe mai vomitate, le stesse paturnie.
Stavo bene quando era via, perche questa è la mia condizione migliore: l’attesa! Non quando un uomo c’è, ma quando è via e io lo desidero, io sceneggio, io attendo il rientro che sarà meraviglioso. E infatti ero tranquilla e felice e facevo le mie cose, la mia vita, prendevo impegni senza pensare a dove fosse lui o a invitare lui o farlo partecipe del mio bellisismo mondo.
Sto cazzo! Mi facevo la mia felice vita senza un solo dubbio, scegliendo per me. Sempre. Senza indugi. Senza tentennare. La mia felicità e basta. Quella di nessun altro, men che meno di un uomo.
Ora crolla tutto. Lui torna. Non mi avvisa. Nessun rientro meraviglioso. Solo lavatrici.
Non una parola carina. Non un mi piaci, ti desidero, zero. Zero verbalizzazione.
Quanto tempo? Maggio e giugno. 2 mesi. Troppo? Troppo poco?
Come dice la bionda siciliana “Se una storia parte troppo forte puoi rallentare. Ma se non parte niente subito, non puoi metterla in moto dopo. Non partirà proprio!”
Lo leggo e poi faccio come cazzo mi pare.
Non dovevo scrivergli ma con la storia che “non perdo dignità se gli scrivo per prima” finisce che scrivo sempre io per prima.
Come lo interpreti quando un uomo non ti scrive per due giorni e ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo? Lo interpreti come che non gliene frega un cazzò di te. Non esistono uomini spaventati, traumatizzati da esperienze passate o che hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Noooo cazzo. Lo sai benissimo. Gli uomini si dividono in quelli che ti vogliono e quelli che non ti vogliono.
E io sono sola. Esattamente sola come un anno fa, come due anni fa, come tutti gli anni della mia vita!
Quindi gli ho scritto. Mi ha detto che è a casa. Gli ho detto che poteva avvisarmi … così … senza un motivo. Solo per sapere che era vivo e a casa dopo le vacanze. E mi risponde “oggi lavatrici e domani partono”. Io non lo so cosa cazzo c’entra con la mia richiesta di avere notizie. Forse voleva dire che non poteva uscire e doveva stare a casa con i figli? Non lo so. Non sono una indovinaaaaaa.
Ho pensieri così veloci che neanche riesco a scriverli. Sono così veloci perché sono gli stessi di sempre, di tutti gli altri uomini che non mi volevano. Lo stesso film, le stesse arringhe mai vomitate, le stesse paturnie.
Stavo bene quando era via, perche questa è la mia condizione migliore: l’attesa! Non quando un uomo c’è, ma quando è via e io lo desidero, io sceneggio, io attendo il rientro che sarà meraviglioso. E infatti ero tranquilla e felice e facevo le mie cose, la mia vita, prendevo impegni senza pensare a dove fosse lui o a invitare lui o farlo partecipe del mio bellisismo mondo.
Sto cazzo! Mi facevo la mia felice vita senza un solo dubbio, scegliendo per me. Sempre. Senza indugi. Senza tentennare. La mia felicità e basta. Quella di nessun altro, men che meno di un uomo.
Ora crolla tutto. Lui torna. Non mi avvisa. Nessun rientro meraviglioso. Solo lavatrici.
Non una parola carina. Non un mi piaci, ti desidero, zero. Zero verbalizzazione.
Quanto tempo? Maggio e giugno. 2 mesi. Troppo? Troppo poco?
Come dice la bionda siciliana “Se una storia parte troppo forte puoi rallentare. Ma se non parte niente subito, non puoi metterla in moto dopo. Non partirà proprio!”
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