Anni sì, anni no, anni così così, anni di merda.

Mi sveglio leggera, di peso e di testa.
Sono sopravvissuta all’onda di vomito esistenziale di ieri sera. Ho fatto cose a casa, non mi sono forzata in niente, ho cercato di capire cosa potesse darmi sollievo. Ho vinto: ho guidato (che mi piace sempre, mi dà quell’idea di fuga) e poi ho camminato, tra i meleti. E ho pensato che forse correre non mi dà più la gioia di una volta perché corro in città e non più nella natura, tra quei filari simili, dove orientarsi mi riesce solo dopo anni e annidi allenamenti. Devo riprendere a correre nei meleti.
Ho camminato in sandali, neanche la fatica di mettere la scarpa chiusa, ho camminato cantando, piangendo, perdonandomi.
Più aumentano i giorni di silenzio, meno mi sento in “attesa”, più mi è chiaro che non tornerà, questa volta non tornerà.
Quando ho finito di camminare ho ripreso la macchina, questa volta ho messo canzoni per sentirmi a casa e niente mi fa sentire a casa come una canzone dei Modena City Ramblas da cantare a finestrino abbassato. Ho mangiato, forse un pelo troppo, ma sano, corretto.
Infatti mi sono alzata leggera di peso e anche di testa. Ho dormito mediamente bene, ero sveglia alle 5.45 ma non mi sono alzata. Era buio e non sono andata a correre. Mi sembrava una violenza alzarmi, uscire di notte/mattina per fare fatica. Sono rimasta a letto a fantastica e mi sono riaddormentata. Mi dicevo “Cosa mi alzo a fare adesso? Per fare cosa?” avessi avuto il pc magari avrei scritto qualcosa. Ho tanto da scrivere per rivista e perdo tempo con le mie paranoie sentimentali.
Mi sono riletta alcune parole dell’anno scorso a “fritatta” fatta. Belle. Così dirette, così sentite. E lui che diceva sempre “Non ti do niente, ricevo e basta” senza sapere quanto fosse importante per me ogni suo abbraccio, ogni suo bacio, ogni bicchier d’acqua salito a bere. Prendi a mano l’elenco delle cose che non andavano e rileggilo TUTTO, cazzo, dall'inizio alla fine, finché non lo reciti a memoria.
Aggiungiamo una regola, che forse sarà l’unica che devo applicare: non parlare più con la nostra amica comune. E’ comunque un modo di “rivangare” e rivangare vuol dire anche provare di nuovo la sofferenza. Quindi niente più parole su di lui, niente più ripetere le cose già dette. Lasciamo che lei parli, se mai ci sarà qualcosa da aggiungere, credo che lui abbia già detto tutto dicendo che è coglione, che sono unica e speciale e che è tutta colpa sua se ci siamo lasciati. Detto una volta quante volte serve ripeterlo alle amiche comuni? Per cui potrebbe essere l’ennesima regola non applicabile: non parlare più di lui. Vattene al mare con il mood spento del 2017. Anni sì, anni no, anni così così, anni di merda.

Commenti

Post popolari in questo blog

Day 16

Arringa finale con CNV

Riprendere a fare le cose da sola