inadeguatezza e fustino del dixan
mi sento inadeguata in tutto e per tutto. Mi sento inadeguata sul lavoro, sempre troppo brusca, troppo rigida, troppo poco aziendalista. Mi sento inadeguata con gli uomini perchè in fondo una donna brutta e magra è più bella di una bella ma grassa. Che poi una donna grassa non è mai percepita come bella, ma semplicemente come grassa. Mi sento inadeguata con i vestiti, vesto ormai inperenne tuta da mesi, perchè non ho altro che mi vada bene. La scorsa settimana avevo mangiato vagamente bene e mi ero subito sgonfiata. Poi il ritorno a casa, le paura, l'insofferenza, la solitudine: cibo, cibo, cibo.
Sono un fustino del Dixan, senza offesa per il fustino. Quadrata, senza fianchi, un cubo di grasso informe. Sento tutta la pesantezza della mia pancia, sul davanti. Sono terribilmente depressa. Ho tanta voglia di piangere ma le mestruazioni sono troppo lontane per dare la colpa alla SPM! DEvo essere onesta: sono depressa. Non so cosa fare delle mie ferie (primo chiaro segnale di depressione), nonho voglia di muovermi, di sudare, di fare fatica. Non ho nemmeno voglia di fare la doccia e questo mi capita sempre quando sono depressa. Non riesco a sognare, ad immaginare qualcosa di bello in futuro. Non lo so. Le giornate passano senza poter fare più di qualche programma che, per altro, rischia sempre di saltare fino all'ultimo. non posso vivere così, non so vivere così, senza sogni, segni desideri, vivendo di briciole. Vivo di briciole di vita e raccolgo casualmente, per caso, qualche mozzicone più grosso, giusto per ricordarmi come sarebbe la vita che vorrei, la vita che vivevo.
Si sussegono anche le inquiline della mia casa. Anni passati a vedere entrare e uscire persone. Ma io lì dentro ... mai. Io in una casa da sola ... mai. Che voglia di rifare tutto, forse neanche rifare tutto, nel senso di tornare indietro negli anni, ma ricominciare da ora, seriamente, a costruire qualcosa di vero, di bello, di condiviso. SCEMA.
Prima di tutto non ho una casa, secondo non ho un uomo con cui condividere qualcosa. Ed è inutile continuare a raccontarsela: questa città è splendida, bellissima, circoandata di valli e montagne da esplorare. Ma è rigida, fredda, quasi finta. E' come guardare una bellissima cartolina, ma quando ci devi vivere ed interagire ti accorgi che è veramente un mondo chiuso. A me piace staremene per i fatti miei. Non ho necessità di parlare al vicino di casa o di sentirmi dire "buon giorno" dal panetterie. Posso dire subito e in maniera sbrigativa "Due panini alla soia". Non è questa freddezza che mi disturba ... E' l'andare in palestra di roccia e non avere nessuno che ti faccia sicura, nessuno che interagisca, che parli. E' l'avere pseudo amici o semplici conoscenze e non sapere dove vanno in montagna, con chi, quando ... E' un mondo chiuso, ma non so chiuso tra chi. Tra famiglia? Tra vecchi amici? Tra colleghi? Secondo me è peggio ancora ... sono tutti soli!!! Ora che l'ho sputato fuori e lo messo per iscritto questo pensiero mi sembra meno tragico, meno inaffrontabile. E' stato come quando ho iniziato a pensare che la mia relazione fosse finita. all'inizio l'idea ti spaventa, la devi macinare, digerire, poi quando inizi a visualizzarla puoi pensarla serenamente, scriverla e alla fine condividerla. E' un processo normale di elaborazione (credo). Ecco la stesa cosa per questa città: all'inizio pensavo di non poter ammettere che non era quel gran paradiso. Cioè lo è per tante cose, ma per tante altro no. I recenti spostamenti a sud mi fanno riflettere come la ricchezza e il benessere diano stress e poco altro. Guadagno tanto, ma tutto costa di più e mi richiede più tempo. Vivere con meno dovrebbe sempre essere l'obiettivo.
Quindi sono obesa, vecchia, brutta, figliata ... e in una città che comincio a non apprezzare così tanto. Che il lavoro mi faccia vomitare questo è da sempre e da sempre vorrei cambiarlo definitivamente. Cazzo un bel bilancio di metà vita! ORa vado a letto, mi ravano la pancia per capire l'entità dei mie problemi di pesi, piango e spero di addormentarmi in un sonno profondissimo. Se non dovessi più svegliarmi sarei ugualmente felice (se non più felice).
Sono un fustino del Dixan, senza offesa per il fustino. Quadrata, senza fianchi, un cubo di grasso informe. Sento tutta la pesantezza della mia pancia, sul davanti. Sono terribilmente depressa. Ho tanta voglia di piangere ma le mestruazioni sono troppo lontane per dare la colpa alla SPM! DEvo essere onesta: sono depressa. Non so cosa fare delle mie ferie (primo chiaro segnale di depressione), nonho voglia di muovermi, di sudare, di fare fatica. Non ho nemmeno voglia di fare la doccia e questo mi capita sempre quando sono depressa. Non riesco a sognare, ad immaginare qualcosa di bello in futuro. Non lo so. Le giornate passano senza poter fare più di qualche programma che, per altro, rischia sempre di saltare fino all'ultimo. non posso vivere così, non so vivere così, senza sogni, segni desideri, vivendo di briciole. Vivo di briciole di vita e raccolgo casualmente, per caso, qualche mozzicone più grosso, giusto per ricordarmi come sarebbe la vita che vorrei, la vita che vivevo.
Si sussegono anche le inquiline della mia casa. Anni passati a vedere entrare e uscire persone. Ma io lì dentro ... mai. Io in una casa da sola ... mai. Che voglia di rifare tutto, forse neanche rifare tutto, nel senso di tornare indietro negli anni, ma ricominciare da ora, seriamente, a costruire qualcosa di vero, di bello, di condiviso. SCEMA.
Prima di tutto non ho una casa, secondo non ho un uomo con cui condividere qualcosa. Ed è inutile continuare a raccontarsela: questa città è splendida, bellissima, circoandata di valli e montagne da esplorare. Ma è rigida, fredda, quasi finta. E' come guardare una bellissima cartolina, ma quando ci devi vivere ed interagire ti accorgi che è veramente un mondo chiuso. A me piace staremene per i fatti miei. Non ho necessità di parlare al vicino di casa o di sentirmi dire "buon giorno" dal panetterie. Posso dire subito e in maniera sbrigativa "Due panini alla soia". Non è questa freddezza che mi disturba ... E' l'andare in palestra di roccia e non avere nessuno che ti faccia sicura, nessuno che interagisca, che parli. E' l'avere pseudo amici o semplici conoscenze e non sapere dove vanno in montagna, con chi, quando ... E' un mondo chiuso, ma non so chiuso tra chi. Tra famiglia? Tra vecchi amici? Tra colleghi? Secondo me è peggio ancora ... sono tutti soli!!! Ora che l'ho sputato fuori e lo messo per iscritto questo pensiero mi sembra meno tragico, meno inaffrontabile. E' stato come quando ho iniziato a pensare che la mia relazione fosse finita. all'inizio l'idea ti spaventa, la devi macinare, digerire, poi quando inizi a visualizzarla puoi pensarla serenamente, scriverla e alla fine condividerla. E' un processo normale di elaborazione (credo). Ecco la stesa cosa per questa città: all'inizio pensavo di non poter ammettere che non era quel gran paradiso. Cioè lo è per tante cose, ma per tante altro no. I recenti spostamenti a sud mi fanno riflettere come la ricchezza e il benessere diano stress e poco altro. Guadagno tanto, ma tutto costa di più e mi richiede più tempo. Vivere con meno dovrebbe sempre essere l'obiettivo.
Quindi sono obesa, vecchia, brutta, figliata ... e in una città che comincio a non apprezzare così tanto. Che il lavoro mi faccia vomitare questo è da sempre e da sempre vorrei cambiarlo definitivamente. Cazzo un bel bilancio di metà vita! ORa vado a letto, mi ravano la pancia per capire l'entità dei mie problemi di pesi, piango e spero di addormentarmi in un sonno profondissimo. Se non dovessi più svegliarmi sarei ugualmente felice (se non più felice).
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