Giornate differenti
Sono mesi che mi ritrovo all'ora di cena stanca e scoraggiata. Penso a quanto siano diverse le mie giornate rispetto alle sue.
Quando suona la sveglia alle 6.45 lui dorme ancora profondamente. Mi alzo e velocemente corro in ufficio dove timbro con la puntualità di un orologio svizzero. Lui sta ancora dormendo e forse a breve suonerà la sveglia. Entra in ufficio quando io sono già alla prima pausa della giornata, quando le prime telefonate hanno già determinato se sarà una buona o una cattiva giornata. Lui si siede alla sua scrivania, mentre io potrei aver già una buona dose di mal di testa da stress. Se il ritmo dell'ufficio è incalzante non guardo l'orologio finchè il segnale della fame mi distoglie dal lavoro: solitamente sono le 11.30-11.45. Adesso anche lui andrà in pausa per un caffè e una sigaretta.
Ho fame e mangio presto, per le 12.30 ho terminato e mi rilasso davanto al pc leggendo qua e là. Lo vedo collegato, chiuderà la connessione alle 13, per andare a pranzo. Dopo aver preso l'auto basteranno 10-15 minuti per giungere a casa, meno di mezz'ora per mangiare e mettersi un po sul divano. Alle 13.45 io sono in piena crisi di svogliatezza e alle 14.00 esco veloce dall'ufficio. La mia giornata lavorativa è terminata mentre la sua è solo a metà.
Esco a passeggiare in ciclabile per godere del tiepidissimo sole invernale. Farà presto buio, così esco e cammino a passo veloce. E' il momento di maggior attesa, è il momento in cui siamo soliti sentirci. Lo aspetto ogni giorno.
Sono di rientro dalla passeggiata con le luci del tramonto. Sono solo le 16.30, pausa caffè per lui mentre io devo organizzare la cena. Il momento è febbrile, i tempi sono stretti: un cambio pannolino, una lavatrice da fare, il letto da tirare su e un pappa da preparare. Alle 18 sono seduta a imboccare mia figlia mentre lui è ancora in ufficio, magari si è preso un'altra pausa e fuma una sigaretta. Uscirà alle 18.30 e alle 18.45 girerà la chiave nel portone di casa, con il traffico incalzante sulla strada che lo tortura notte e giorno di rumore.
A questo punto sono quasi morta. Sparecchio e riapparecchio per me. Smangiucchio qualcosa, più porcherie che una vera e propria cena. Ancora bagnetto, pannolino, pigiama, assetto notturno. Entro le 20.00 sarò sul divano a coccolarmi la bimba, con un bimberon di latte per farla addormentare. Berrà avidamente tutto il suo latte sfregandosi gli occhi dal sonno. Sputerà la tettarella solo al termine del latte. Sarà a quel punto che sentirò tutta la stancheza della giornata, intorno alle 20.15. Guardando la mia bimba addormenata, penserò a quanto sono stanca e a cosa starà facendo. Lui? Lui forse si starà facendo la doccia per uscire o forse inizierà a pensare alla cena. Mi sembra sia notte fonda tanta è la stanchezza, invece lui non ha nemmeno cenato, non ha nemmeno iniziato a godersi la serata. Ha ancora in testa qualche grana dell'ufficio, non ha ancora staccato del tutto. Dopo la doccia andrà meglio. Verso le 21.30 uscirà con un'amica. Sono sempre amiche ... ovviamente belle e giovani. Verso le 21.30 mi sentirò a pezzi e forse solo una doccia mi darà l'energia per mettermi a letto e leggere invece che tentare di dormire (cosa che per altro non mi riesce essendo in fase di insonnia pesantissima).
Io .. nel silenzio della casa, il ronzio del baby phone, la stanchezza della mente, piango al buoi sul divano. Lui ... con un sottofondo di musica, con le luci sgargianti di un wine bar, riderà con gioia. Io ... giovane ma vecchia, coricata sul letto desiderando che sia mezzanotte per la vergogna di ammettere che sono le 21.30, punterò la sveglia per il mattino dopo. Lui ... giovane e bello, dopo i convenevoli con ammiccamenti, si concederà a qualche carezza intima e verso l'una cadrà in sonno profondo.
Come potrebbe vivere qui, con me, con questi ritmi. Davvero riuscirebbe? che il 2011 possa darmi la risposta
Quando suona la sveglia alle 6.45 lui dorme ancora profondamente. Mi alzo e velocemente corro in ufficio dove timbro con la puntualità di un orologio svizzero. Lui sta ancora dormendo e forse a breve suonerà la sveglia. Entra in ufficio quando io sono già alla prima pausa della giornata, quando le prime telefonate hanno già determinato se sarà una buona o una cattiva giornata. Lui si siede alla sua scrivania, mentre io potrei aver già una buona dose di mal di testa da stress. Se il ritmo dell'ufficio è incalzante non guardo l'orologio finchè il segnale della fame mi distoglie dal lavoro: solitamente sono le 11.30-11.45. Adesso anche lui andrà in pausa per un caffè e una sigaretta.
Ho fame e mangio presto, per le 12.30 ho terminato e mi rilasso davanto al pc leggendo qua e là. Lo vedo collegato, chiuderà la connessione alle 13, per andare a pranzo. Dopo aver preso l'auto basteranno 10-15 minuti per giungere a casa, meno di mezz'ora per mangiare e mettersi un po sul divano. Alle 13.45 io sono in piena crisi di svogliatezza e alle 14.00 esco veloce dall'ufficio. La mia giornata lavorativa è terminata mentre la sua è solo a metà.
Esco a passeggiare in ciclabile per godere del tiepidissimo sole invernale. Farà presto buio, così esco e cammino a passo veloce. E' il momento di maggior attesa, è il momento in cui siamo soliti sentirci. Lo aspetto ogni giorno.
Sono di rientro dalla passeggiata con le luci del tramonto. Sono solo le 16.30, pausa caffè per lui mentre io devo organizzare la cena. Il momento è febbrile, i tempi sono stretti: un cambio pannolino, una lavatrice da fare, il letto da tirare su e un pappa da preparare. Alle 18 sono seduta a imboccare mia figlia mentre lui è ancora in ufficio, magari si è preso un'altra pausa e fuma una sigaretta. Uscirà alle 18.30 e alle 18.45 girerà la chiave nel portone di casa, con il traffico incalzante sulla strada che lo tortura notte e giorno di rumore.
A questo punto sono quasi morta. Sparecchio e riapparecchio per me. Smangiucchio qualcosa, più porcherie che una vera e propria cena. Ancora bagnetto, pannolino, pigiama, assetto notturno. Entro le 20.00 sarò sul divano a coccolarmi la bimba, con un bimberon di latte per farla addormentare. Berrà avidamente tutto il suo latte sfregandosi gli occhi dal sonno. Sputerà la tettarella solo al termine del latte. Sarà a quel punto che sentirò tutta la stancheza della giornata, intorno alle 20.15. Guardando la mia bimba addormenata, penserò a quanto sono stanca e a cosa starà facendo. Lui? Lui forse si starà facendo la doccia per uscire o forse inizierà a pensare alla cena. Mi sembra sia notte fonda tanta è la stanchezza, invece lui non ha nemmeno cenato, non ha nemmeno iniziato a godersi la serata. Ha ancora in testa qualche grana dell'ufficio, non ha ancora staccato del tutto. Dopo la doccia andrà meglio. Verso le 21.30 uscirà con un'amica. Sono sempre amiche ... ovviamente belle e giovani. Verso le 21.30 mi sentirò a pezzi e forse solo una doccia mi darà l'energia per mettermi a letto e leggere invece che tentare di dormire (cosa che per altro non mi riesce essendo in fase di insonnia pesantissima).
Io .. nel silenzio della casa, il ronzio del baby phone, la stanchezza della mente, piango al buoi sul divano. Lui ... con un sottofondo di musica, con le luci sgargianti di un wine bar, riderà con gioia. Io ... giovane ma vecchia, coricata sul letto desiderando che sia mezzanotte per la vergogna di ammettere che sono le 21.30, punterò la sveglia per il mattino dopo. Lui ... giovane e bello, dopo i convenevoli con ammiccamenti, si concederà a qualche carezza intima e verso l'una cadrà in sonno profondo.
Come potrebbe vivere qui, con me, con questi ritmi. Davvero riuscirebbe? che il 2011 possa darmi la risposta
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