Di sere grigie

Ieri sera mi sono un po’ pentita. Ero tronfia di endorfine, così felice della mia corsa, del ritmo, delle sensazioni. Mi pareva che tutto fosse perfetto, che io fossi in qualche modo “perfetta”. La magia dello sport, del sudore, della fatica, della mente che si distrae, il tutto che si alleggerisce. Quel panorama appena rialzato sulla città che non mi stanca mai. E poi le gambe che andavano, il fiato rotto dopo pochi chilometri ... magico!
Un secondo dopo avergli riposto ero pentita. Pentitissima. Ho vomitato tutto addosso al povero I. che ha risposto con un lapidario “Ti chiamo stasera”. Nel frattempo la mente aveva ripreso a vorticare nella doccia, con la voglia di aggiungere qualche parola per colmare quel silenzio, con il bisogno di dimenticare, di voltare pagina. Mi sono sfogata sul cibo. Mi sono preparata un eccellente riso alla cantonese, con uova e mais. Era ottimo, l’ho sbafato con grande soddisfazione me non bastava. Non è bastata neanche la frittata alle verdure. E’ servito Wilson, il mio amico panettone. Una prima fetta, una seconda, un piccolo spicchio come terzo e ultimo boccone. Poi ero piena, finalmente ero satura di tutto: riempito lo stomaco è stato come se si fosse riempita anche la testa. Era tutto talmente pieno che mi sono calmata.
Ho messo a letto la figlia, ho messo IL grembiule, l’ho allacciato con la testa abbassata e la nuca scoperta dai capelli. Ho sbrigato le faccende di casa, nel silenzio, con la testa quieta. Poi mi son seduta e ho chiamato Miao. Abbiamo riso, qualche volta abbiamo rischiato lo scazzo, ma poi abbiamo mollato, una volta per uno, quel tanto che bastava per non sfociare in rissa di parolacce. E’ il bello di conoscersi, di sapere qual è il limite. Poi un buon un libro e via ... sere grigie, ma almeno non sono nere.

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