Devo perchè posso
Rendo sempre meno quando non sono in gara. Non è una questione di gambe o di forma fisica, è un problema di voglia. Metti come oggi che ho tempo e il meteo è ottimo, potrei fare un giro lungo anzi lunghissimo. Però intanto metto la sveglia alle 8.30, un peletto tardi! Poi mi sposto, becco casino in autostrada, la giornata mondiale dei mezzi di trasporto a rimorchio che non supero i 20 km all’ora! Finisce che sul sentiero inizio a camminare alle 10.00 desiderando al più presto di arrivare. Salgo a passo svogliato, non mi va di spingere, non ho voglia di “tirare” quel poco che è nelle mi possibilità. #svogliatezza
L’ultima rampa prima del rifugio rallento ma ho ancora un’andatura accettabile. Le soste si susseguono con la scusa delle foto e della sete. Al rifugio ancora una sosta, ancora più lunga, poi mi dedico e mi avvio lungo il sentiero della croce di vetta. Qua il ritmo è vergognosamente lento, strascicato! Ma sono sempre io? No, oggi è un’altra, non sono io che fatico così tanto. Penso questo tra una pausa e l’altra, che neanche la Lunger e Moro a 8000 mt di quota fanno così tante pause tra un passo e l’altro. E’ la testa, è senza quella! Sono un apio di giorni che sono tornati i pensieri di merda, la voglia di stalkerare. Sono in paradiso, in un giornata spettacolare, in un posto dove da anni volevo tornare, è tutto perfetto, bellissimo, meraviglioso … e io penso alla Nana Puttana! Non sono penso a lei, penso a loro, se saranno ancora a letto, se avranno fatto l’amore prima di alzarsi, se faranno tutte quelle MERDE di cose che volevo fare io. Io che invece sono qui a camminare, da sola, sfigatamente sola!
Penso al libro di Moro: Devo perché posso. Nella semplicità di queste parole sta tutto quello che mi serve per andare avanti, per andare oltre. Oltre questo sentiero, che finalmente spiana, che scollina mostrando l’altro veramente della montagna e consegnandomi alla vetta. In quelle parole c’è la mia ostinata volontà di partire stamattina nonostante tutto, nonostante la stanchezza, l’essere sola: devo camminare in montagna perché posso. Posso perché ho le montagne vicine, perché mi dà gioia ma anche banalmente perché ho le gambe! Questo semplice concetto può essere applicato a tutto: devo andare a lavorare, perché posso andarci, avendo un lavoro! Banale ma illuminante. Devo allenarmi perché posso fare gare, posso stare bene, posso vedere nuovi posti. Sono parole meravigliose.
Devo perdonare perché posso e voglio farlo.
Devo perdonarmi perché posso e me lo merito. Quindi mi perdono e in vetta mi cambio, con calma, mi trovo un angolo comodo in cui sedermi e ripararmi dal vento. Con calma mi gusto il panorama, studio il profilo delle montagne sotto di me come di quelle più lontane. Lascio che il sole mi scaldi. Devo godermi il sole perché posso, perché qui splende, mentre in pianura sono avvolti dalla nebbia … da giorni … mesi! Non ho freddo, per essere a 2600 Mt a fine ottobre, qualcuno azzarda una canottiera. Sarebbe da riprendere a camminare, da macinare ancora chilometri, seguire quelle creste, inanellare vette, 2-3 anche 4 da dove sono. Che privilegio …
Invece no, mi sdraio, butta la testa all’indietro e alzo gli occhi al cielo, così grande, così azzurro. Respiro, non pensare a niente, mi dico. Respiro e faccio il vuoto, a fatica, ma lo faccio. Chiudo gli occhi e cerco di essere solo sensazioni: il vento, il calore del sole, le voci lontane di qualche camminatore, la schiena sui sassi duri, l’odore dell’erba, le mutande bagnate di sudore. A che serve alzarsi e riprendere a camminare, per ammucchiare km e dislivello? No, non oggi. Mi addormento, mezz’ora, forse di più.
Quando mi alzo ho un lieve capogiro e un filo di fiatone: sento la quota appena passo i 2000mt, capra di pianura! Ancora uno sguardo al panorama, ancora 10 o 20 foto poi giù, con passo deciso, con fare sicuro, giù fino al rifugio per bere e mangiare qualcosa.
Devo perché posso: posso godere e gioire di questo posto fantastico, di questo accogliente rifugio, dell’ottima torta di ricotta. Posso veramente tante cose … posso essere felice. Devo essere felice perché posso. Che meraviglia.
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