Domenica a letto
Anche per Marzo abbiamo avuto la ciclica crisi mensile. Sbottato venerdì, semi rovinato il sabato. Al grido di “non siamo bambini di 12 anni” trovo invece che si sia comportato esattamente come un bambino di 12 anni.
Così passo la domenica a letto. Leggo, dormo, mi alzo lo stretto indispensabile. Mangio anche poco perché ho avuto un paio di scariche di cagotto e quando lancio lo stomaco gorgoglia come una fogna da spurgare.
Mi interrogo: cosa mi va di fare? La me di 5-6 anni si sarebbe tuffata nel fare, nello sci, nella corsa. Avrebbe chiamato a dx e sx in attesa di un soccorso esterno, di aiuto, di qualcosa che non la facesse affondare nel suo fallimento.
Per fortuna la me di oggi si interroga se andare a sciare, ma sa benissimo che non ne ha voglia. Certo guarda le webcam ma poi le chiude e dorme. Certo si dice che i suoi sci sono da lui e non può andare … ma se benissimo che nella sua cantina ci sono altri 2-3 paia di sci che potrebbe usare.
La me di oggi si dice serenamente: stai calma, tranquilla, riposa. La me di oggi non chiama nessuno, non cerca FF o altri last-minute per cene, pranzo o camminate. La me di oggi sta da sola e aspetta che la tempesta passi.
Mi dico anche che sono brava, che anni fa sarei stata a piangere tutto il giorno mentre ora mi conosco, sento meno, sono più connessa alla realtà e scrivo meno romanzi. La mia salvezza quel percorso.
Devo ringraziare KK. Glielo devo. Ammettere di essere come sono anche grazie ad altre persone fa parte del percorso di trasformazione. Quindi grazie al padre di mia figlia se sono ancora in questa regione. GrazIe a KK se vivo meglio la mia vita. Grazie ai miei genitori se ho una casa.
Basta così.
Sto ancora un po’ a letto, perché è quello che mi va di fare, senza giudicarmi male, senza confrontarmi con altri. Senza invidia.
Con consapevolezza e gratitudine.
Con Emmelle ho toccato il fondo. Anche con Romeo ero piena di ossessioni e ci ho messo anni a riprendermi, ma Emmelle era qui, le ossessioni potevo alimentarle quotidianamente con appostamenti, incursioni, pedinamenti. Ripenso con dolore all’ accanimento contro l’anziana puttana. Quante energie spese inutilmente, quanta sofferenza. Cosa succederà con Ing? Saprò fare meglio? Ripiomberò nel buco nero delle ossessioni? Perderò il contatto con la realtà? Mi tufferò in nuove mirabolanti avventure?
Vado di nuovo al gabinetto. Questo cagotto chiama di nuovo!
Non mi giudico per passare la giornata a letto. Mi concedo spazio per il nulla, per il risposo, per i miei pensieri. Non importa se lui è andato a sciare o a correre e io sono tappata in casa a poltrire. Non mi giudico per questo.
Avrei voglia di salire a Panchia. In val di fiemme. O a Carano. Vedere i lagorai, andare a bere un bicchiere al caseificio. Una pizza al vecio mulino.
E intanto aspetto la foto di stato. So che arriverà. La aspetto con la pancia che gorgoglia e ho pure mangiato un pezzo di cioccolato … che idiota (ennesimo giudizio)
Così passo la domenica a letto. Leggo, dormo, mi alzo lo stretto indispensabile. Mangio anche poco perché ho avuto un paio di scariche di cagotto e quando lancio lo stomaco gorgoglia come una fogna da spurgare.
Mi interrogo: cosa mi va di fare? La me di 5-6 anni si sarebbe tuffata nel fare, nello sci, nella corsa. Avrebbe chiamato a dx e sx in attesa di un soccorso esterno, di aiuto, di qualcosa che non la facesse affondare nel suo fallimento.
Per fortuna la me di oggi si interroga se andare a sciare, ma sa benissimo che non ne ha voglia. Certo guarda le webcam ma poi le chiude e dorme. Certo si dice che i suoi sci sono da lui e non può andare … ma se benissimo che nella sua cantina ci sono altri 2-3 paia di sci che potrebbe usare.
La me di oggi si dice serenamente: stai calma, tranquilla, riposa. La me di oggi non chiama nessuno, non cerca FF o altri last-minute per cene, pranzo o camminate. La me di oggi sta da sola e aspetta che la tempesta passi.
Mi dico anche che sono brava, che anni fa sarei stata a piangere tutto il giorno mentre ora mi conosco, sento meno, sono più connessa alla realtà e scrivo meno romanzi. La mia salvezza quel percorso.
Devo ringraziare KK. Glielo devo. Ammettere di essere come sono anche grazie ad altre persone fa parte del percorso di trasformazione. Quindi grazie al padre di mia figlia se sono ancora in questa regione. GrazIe a KK se vivo meglio la mia vita. Grazie ai miei genitori se ho una casa.
Basta così.
Sto ancora un po’ a letto, perché è quello che mi va di fare, senza giudicarmi male, senza confrontarmi con altri. Senza invidia.
Con consapevolezza e gratitudine.
Con Emmelle ho toccato il fondo. Anche con Romeo ero piena di ossessioni e ci ho messo anni a riprendermi, ma Emmelle era qui, le ossessioni potevo alimentarle quotidianamente con appostamenti, incursioni, pedinamenti. Ripenso con dolore all’ accanimento contro l’anziana puttana. Quante energie spese inutilmente, quanta sofferenza. Cosa succederà con Ing? Saprò fare meglio? Ripiomberò nel buco nero delle ossessioni? Perderò il contatto con la realtà? Mi tufferò in nuove mirabolanti avventure?
Vado di nuovo al gabinetto. Questo cagotto chiama di nuovo!
Non mi giudico per passare la giornata a letto. Mi concedo spazio per il nulla, per il risposo, per i miei pensieri. Non importa se lui è andato a sciare o a correre e io sono tappata in casa a poltrire. Non mi giudico per questo.
Avrei voglia di salire a Panchia. In val di fiemme. O a Carano. Vedere i lagorai, andare a bere un bicchiere al caseificio. Una pizza al vecio mulino.
E intanto aspetto la foto di stato. So che arriverà. La aspetto con la pancia che gorgoglia e ho pure mangiato un pezzo di cioccolato … che idiota (ennesimo giudizio)
Commenti